Donald Trump si avvicina alle elezioni di midterm di domani con il rischio di una sconfitta per il Partito Repubblicano. Secondo l’analisi dell’ambasciatore Carmelo Petrone, pubblicata da Italpress, le probabilità che i democratici conquistino la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti superano il 70%, mentre quelle di ottenere il controllo del Senato si avvicinano al 50%. Il quadro elettorale appare difficile anche in Texas, storica roccaforte repubblicana, dove viene considerata possibile una vittoria democratica. A pesare sul presidente sarebbero anche le conseguenze della guerra contro l’Iran, l’aumento dei prezzi dei carburanti e il malcontento dell’elettorato Maga. Il gradimento delle politiche dell’amministrazione Trump oscilla, secondo i sondaggi citati nell’analisi, tra il 28 e il 38%.
Uno degli interrogativi principali riguarda la possibile reazione di Trump a una sconfitta elettorale. Petrone ricorda i ricorsi presentati contro il voto anticipato per corrispondenza e le liste elettorali, respinti in diverse sedi giudiziarie. L’analisi richiama inoltre il precedente delle presidenziali del 2020 e le pressioni esercitate su Mike Pence prima dell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Secondo Petrone, Trump potrebbe tentare di esercitare pressioni sul presidente della Camera, Mike Johnson, per ostacolare la certificazione della vittoria di alcuni candidati democratici.
Congresso democratico
Un’eventuale maggioranza democratica al Congresso potrebbe limitare l’azione dell’amministrazione, soprattutto attraverso il controllo della spesa pubblica e l’avvio di indagini parlamentari. Petrone non esclude la possibilità di un nuovo impeachment nei confronti di Trump. Un provvedimento potrebbe ottenere la maggioranza semplice alla Camera, ma la rimozione del presidente rimarrebbe improbabile per la necessità di raggiungere una maggioranza di due terzi al Senato.
La possibile sconfitta repubblicana potrebbe avere conseguenze anche sulla politica militare americana. Secondo l’analisi, un Congresso a maggioranza democratica difficilmente approverebbe la richiesta del segretario alla Difesa Pete Hegseth di aumentare del 50% il bilancio del Pentagono per il 2027-2028, portandolo a 1.500 miliardi di dollari. Appare inoltre improbabile l’approvazione di ulteriori 47 miliardi di dollari destinati al finanziamento della guerra contro l’Iran.
Una maggiore opposizione parlamentare costringerebbe Trump a definire obiettivi militari e tempi più precisi per l’impegno americano nel Golfo Persico. Petrone prospetta tuttavia anche il rischio di una nuova ondata di bombardamenti contro l’Iran, mentre Teheran minaccia un ampliamento delle ostilità regionali e la distruzione dei cavi sottomarini per la trasmissione dei dati.
Russia, Ucraina e Cina
Un Congresso democratico potrebbe influenzare anche i rapporti con Mosca e le decisioni relative all’Ucraina. In particolare, secondo Petrone, il Parlamento americano potrebbe intervenire sulle riduzioni programmate delle truppe statunitensi in Europa e sugli aiuti a Kiev. Sul fronte cinese Trump punta invece sul rapporto personale con Xi Jinping. Nell’analisi vengono richiamati gli incontri previsti a Shenzhen il 17 e 18 novembre e a Miami il 14 e 15 dicembre.
Il Congresso potrebbe tuttavia irrigidire le restrizioni sulle esportazioni di tecnologie e microprocessori verso la Cina e chiedere un regime tariffario più severo sulle importazioni cinesi, con il rischio di una risposta da parte di Pechino.
Il futuro del trumpismo verso le presidenziali del 2028
Un’eventuale sconfitta alle midterm aprirebbe interrogativi anche sulla tenuta politica di Trump e sulle prospettive repubblicane in vista delle elezioni presidenziali del 2028. Secondo Petrone, l’eventuale indebolimento dell’influenza del presidente sul Partito Repubblicano sarebbe graduale. Per comprendere l’evoluzione del trumpismo sarà importante osservare le posizioni del vicepresidente J.D. Vance e del segretario di Stato Marco Rubio, entrambi indicati come possibili aspiranti alla successione.
L’analisi affronta infine il problema del debito pubblico americano, che ha superato il 100% del Pil, con uno stock superiore ai 40.000 miliardi di dollari e un deficit annuale oltre il 6% del Pil. Secondo Petrone, non emergono segnali di una volontà politica di affrontare il problema nell’immediato, anche perché dopo le elezioni di midterm comincerà di fatto la campagna per le presidenziali del 2028.





