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Sciopero, il conto per l’Italia sfiora il miliardo. In Lombardia perdite per 194 milioni, nel Lazio 94

L’analisi della Cgia di Mestre sull’astensione dal lavoro di venerdì: le stime regione per regione, in attesa dei dati ufficiali sull’adesione
domenica, 1 Novembre 2026
4 minuti di lettura

Una giornata di sciopero potrebbe essere costata all’economia italiana quasi un miliardo di euro, tra produzione mancata, servizi interrotti e disagi per cittadini e imprese. È quanto emerge dall’analisi diffusa ieri dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre che attribuisce all’astensione nazionale dal lavoro di venerdì, proclamata da alcune sigle sindacali autonome, una perdita potenziale di valore aggiunto pari a 817 milioni di euro, cifra che potrebbe salire attorno al miliardo se si considerano anche gli effetti indiretti. La valutazione resta per ora una stima, perché non sono ancora disponibili i dati ufficiali sulla partecipazione allo sciopero, ma secondo le prime indiscrezioni richiamate dalla Cgia il tasso di assenza dei lavoratori dipendenti potrebbe essersi attestato attorno al 20%, percentuale sulla quale l’associazione ha costruito la propria simulazione economica.

Per misurare le possibili conseguenze dello sciopero la Cgia è partita dal valore aggiunto prodotto quotidianamente dall’economia nazionale, che nel 2026 dovrebbe raggiungere circa 5,7 miliardi di euro, a fronte di un prodotto interno lordo giornaliero di 6,4 miliardi, secondo le elaborazioni su dati Prometeia. Da questa base derivano tre scenari, ciascuno legato a una diversa percentuale di adesione dei lavoratori dipendenti: con il 10% di partecipazione la perdita di valore aggiunto sarebbe di 409 milioni di euro, con il 20% salirebbe a 817 milioni, mentre un’adesione del 30% porterebbe il costo a 1,226 miliardi.

Il modello considera i lavoratori autonomi regolarmente in attività e ipotizza che riescano a mantenere la stessa produttività media anche senza la presenza dei propri dipendenti, o di una parte di essi, mentre per il calcolo della produzione mancata utilizza una produttività media nazionale, senza differenze tra i diversi settori economici.

Lombardia e Lazio concentrano le perdite maggiori

Le conseguenze economiche più rilevanti, secondo la distribuzione territoriale elaborata dalla CGIA, si concentrerebbero nelle aree maggiormente industrializzate del Paese, con la Lombardia nettamente in testa alla graduatoria regionale: nell’ipotesi di un’adesione del 20% dei lavoratori dipendenti, il valore aggiunto perso raggiungerebbe infatti 193,6 milioni di euro, più del doppio rispetto ai 94,3 milioni attribuiti al Lazio. Alle spalle delle prime due regioni figurano Veneto ed Emilia-Romagna, rispettivamente con 75,3 e 74,6 milioni di euro, seguiti dal Piemonte con 60,2 milioni, dalla Toscana con 52,1 milioni e dalla Campania con 49,9 milioni. In Sicilia la perdita potenziale ammonterebbe a 40,2 milioni, in Puglia a 33,6 milioni, mentre Trentino-Alto Adige e Liguria si attesterebbero rispettivamente a 22,1 e 21,3 milioni.

Importi inferiori emergono per Marche, con 18,2 milioni, Friuli-Venezia Giulia, con 17,8 milioni, Sardegna, con 15,8 milioni, Abruzzo, con 14,7 milioni, e Calabria, con 13,7 milioni. Chiudono la graduatoria Umbria, Basilicata, Molise e Valle d’Aosta, con valori compresi tra 9,9 e 2,1 milioni di euro. Anche la ripartizione per macroaree conferma il maggiore peso economico del Nord Ovest, dove la perdita stimata raggiungerebbe 277,2 milioni di euro, contro i 189,8 milioni del Nord Est, i 175,8 milioni del Mezzogiorno e i 174,6 milioni del Centro.

Dai trasporti alla sanità, i costi che non compaiono nei calcoli

La perdita di produzione rappresenta soltanto una parte delle conseguenze economiche di uno sciopero, perché alle ore di lavoro non effettuate si aggiungono una serie di disagi che coinvolgono attività produttive, servizi pubblici e organizzazione quotidiana delle famiglie, con effetti che non sempre possono essere tradotti immediatamente in cifre. La Cgia richiama, per esempio, le difficoltà nel trasporto delle merci, soprattutto quando treni, porti e interporti subiscono interruzioni o limitazioni delle attività, con container fermi e consegne rinviate, ma anche le conseguenze per gli utenti del trasporto pubblico, che talvolta modificano i propri programmi già dopo l’annuncio dello sciopero, anche qualora i mezzi continuino a circolare regolarmente.

Un altro settore esposto ai disagi è quello sanitario, dove ogni giorno vengono erogate circa 2,5 milioni di prestazioni tra visite specialistiche, esami diagnostici e attività terapeutiche, secondo i dati Agenas del 2022. La sospensione di una parte dei servizi può comportare la necessità di fissare nuovi appuntamenti e incidere sulle liste d’attesa, con ripercussioni soprattutto sui pazienti più fragili.

A questi effetti si affiancano le difficoltà per le famiglie in caso di chiusura delle scuole dell’infanzia e dell’obbligo, quando i genitori devono ricorrere a permessi dal lavoro per assistere i figli, e le spese che ricadono sui lavoratori costretti a utilizzare l’automobile al posto dei mezzi pubblici, tra carburante, parcheggi ed eventuali pedaggi.

Anche chi sciopera rinuncia a una parte dello stipendio

Tra i costi di una giornata di astensione dal lavoro rientra anche quello sostenuto direttamente dai dipendenti che partecipano alla protesta, ai quali viene trattenuta la retribuzione relativa alle ore non lavorate, con una perdita che per una giornata intera corrisponde indicativamente a un ventesimo dello stipendio mensile. Nella maggior parte dei contratti collettivi nazionali, inoltre, durante il periodo di sciopero non matura la quota di tredicesima, una conseguenza economica che può avere un peso particolare per chi percepisce retribuzioni più basse.

La Cgia tiene però a distinguere la valutazione economica dal significato dell’astensione dal lavoro, ricordando che lo sciopero è un diritto fondamentale riconosciuto dall’articolo 40 della Costituzione e uno strumento attraverso il quale i lavoratori possono far valere le proprie rivendicazioni. L’analisi, precisa l’associazione, non intende mettere in discussione questo principio né esprimere un giudizio su chi decide di esercitarlo.

Non tutta la produzione mancata diventa una perdita definitiva

Un elemento che la stessa Cgia invita a considerare riguarda la differenza tra le attività sospese durante uno sciopero e quelle che non vengono più recuperate, perché una parte dei servizi e della produzione può semplicemente slittare ai giorni successivi. È il caso delle visite mediche rinviate a una nuova data, delle merci consegnate con qualche giorno di ritardo o delle lavorazioni trasferite su altri turni, situazioni nelle quali il valore aggiunto non prodotto durante la giornata di protesta non coincide necessariamente con una perdita permanente per il sistema economico.

Per questo la stima di 817 milioni di euro, alla quale potrebbero aggiungersi i costi indiretti fino a raggiungere circa un miliardo, va letta alla luce delle ipotesi utilizzate e soprattutto dell’effettiva adesione allo sciopero del 30 ottobre, ancora in attesa di una quantificazione ufficiale.

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