Il Regno Unito potrebbe compiere un passo storico e presentare scuse formali per il proprio ruolo nella tratta transatlantica degli schiavi, ma senza riconoscere compensazioni economiche ai Paesi che le reclamano. Il primo ministro Andy Burnham si è detto infatti «aperto» alla richiesta di un gesto ufficiale dello Stato britannico, escludendo però l’ipotesi di risarcimenti finanziari.
La presa di posizione arriva alla vigilia del vertice dei leader del Commonwealth nei Caraibi, dove il tema promette di avere un ruolo centrale. Diversi Paesi caraibici chiedono da anni a Londra di fare i conti con il passato coloniale e di accompagnare le scuse con forme di giustizia riparativa. Burnham ha definito la tratta transatlantica una «brutale e barbarica violazione» e riconosciuto la necessità per la Gran Bretagna di affrontare apertamente la propria storia.
Londra, tuttavia, non ha mai presentato scuse ufficiali per la schiavitù e il premier non intende modificare la linea britannica sui risarcimenti. Secondo Burnham, i cittadini di oggi non possono essere considerati economicamente responsabili di crimini commessi secoli fa, sotto leggi diverse e senza alcuna loro responsabilità personale. Il governo propone invece un «dialogo strutturato» con i Paesi interessati, nel quale anche la richiesta di scuse formali dovrà essere ascoltata.
Una scelta che assume anche un significato geopolitico, mentre Londra punta a rafforzare i rapporti all’interno del Commonwealth in una fase di crescente presenza di Cina e Russia nel continente africano. L’apertura è stata accolta con cautela dalla premier delle Barbados Mia Mottley, da tempo favorevole alle riparazioni, mentre gli attivisti chiedono che Londra vada oltre. La questione affonda le sue radici in una storia lunga secoli: dal XVI secolo autorità inglesi e monarchia parteciparono attivamente alla tratta. Quando la schiavitù venne abolita nel 1833, inoltre, furono i proprietari delle piantagioni a ricevere un indennizzo per la perdita degli schiavi. Un debito pubblico che il Regno Unito ha terminato di ripagare soltanto nel 2015.





