Si riaccende lo scontro internazionale sul futuro del Sahara Occidentale. La Russia ha posto il veto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a una risoluzione presentata dagli Stati Uniti che avrebbe sostenuto la sovranità del Marocco sul territorio conteso, aprendo la strada alla fine della missione di pace dell’Onu attiva da 35 anni. È stata poi respinta anche una proposta russa che chiedeva semplicemente di prorogare la missione per un altro anno.
Il risultato è uno stallo destinato ad avere conseguenze immediate: il mandato della missione Onu scade sabato e, senza un nuovo accordo, le sue operazioni arriveranno al termine. I caschi blu erano presenti nell’area dal 1991, quando le Nazioni Unite favorirono un cessate il fuoco tra il Marocco e il Fronte Polisario, che rappresenta il popolo sahrawi, con l’obiettivo di preparare un referendum sul futuro del territorio. Una consultazione mai realizzata a causa delle divergenze su chi avesse diritto al voto.
Il Sahara Occidentale, ex colonia spagnola ricca di risorse minerarie e con potenziali giacimenti petroliferi offshore, fu annesso dal Marocco nel 1975. Negli ultimi anni gli equilibri diplomatici si sono però progressivamente spostati a favore di Rabat. Washington sostiene il progetto marocchino di un’ampia autonomia sotto la sovranità del regno, soluzione appoggiata anche da Francia e Gran Bretagna. Russia e Cina continuano invece a difendere l’ipotesi di una consultazione che contempli anche l’indipendenza.
La proposta statunitense avrebbe sancito che l’autonomia sotto sovranità marocchina rappresenta l’unica soluzione concretamente negoziabile e avrebbe trasformato l’attuale presenza Onu in una nuova missione politica, svincolata dalla preparazione del referendum. Mosca ha giudicato questa impostazione incompatibile con il principio di autodeterminazione dei sahrawi. Il Fronte Polisario ha ringraziato la Russia, sostenendo che il testo americano avrebbe finito per legittimare quella che considera un’occupazione illegale. Rabat, al contrario, ritiene ormai esaurito il processo seguito finora dalle Nazioni Unite. Dopo mezzo secolo di disputa, il Sahara Occidentale resta così senza una soluzione condivisa e, ora, anche senza la missione che per decenni ha sorvegliato una delle tregue più fragili del Nord Africa.





