La Brexit non ha mantenuto le promesse fatte agli elettori britannici e l’accordo che oggi regola i rapporti tra Londra e Bruxelles non è sufficiente. Andy Burnham traccia un bilancio severo dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, pur escludendo che nell’attuale legislatura possa essere avviato un percorso per rientrare nell’Ue.
Secondo Burnham, il Paese si è ritrovato con una Brexit più dura di quella prospettata durante la campagna referendaria. Una scelta che avrebbe indebolito l’economia britannica e, paradossalmente, anche la capacità di controllare l’immigrazione. Proprio la gestione delle frontiere era stata uno degli argomenti decisivi del fronte Leave. Oggi, sostiene il leader laburista, Londra dispone invece di minori strumenti per rimandare verso il continente europeo chi arriva illegalmente attraverso la Manica, mentre il fenomeno delle piccole imbarcazioni è diventato una delle principali emergenze politiche.
Burnham non nasconde che, personalmente, vorrebbe vedere un giorno il Regno Unito nuovamente nell’Unione europea, ma assicura di non voler anticipare la volontà degli elettori. Nessun nuovo referendum all’orizzonte, dunque, né l’abbandono delle linee fissate dal Labour: l’obiettivo immediato è piuttosto correggere gli aspetti più penalizzanti dell’attuale rapporto con Bruxelles attraverso intese pragmatiche.
Una posizione delicata soprattutto per i parlamentari laburisti eletti nelle aree del nord dell’Inghilterra e delle Midlands che nel 2016 votarono massicciamente per l’uscita dall’Ue. Riaprire apertamente il dossier Brexit potrebbe infatti offrire nuovo spazio politico a Reform UK. Il primo banco di prova arriverà con il vertice tra Regno Unito e Unione europea previsto per il 20 novembre. Londra punta a ottenere progressi concreti, in particolare per il settore alimentare britannico, duramente colpito dalle conseguenze della separazione dal mercato europeo. Più che cancellare la Brexit, almeno per ora, la strategia è dunque provare a renderla meno costosa.





