La pressione di Pechino su Taiwan potrebbe non passare soltanto attraverso navi militari, pattuglie della Guardia costiera e intimidazioni diplomatiche. Le autorità dell’isola stanno indagando sui possibili rapporti tra gruppi della criminalità organizzata locale e operazioni attribuite alla Cina, nel quadro di quella che Taipei definisce «repressione transnazionale» contro oppositori e personalità considerate ostili a Pechino.
L’allarme dell’intelligence
L’allarme è stato rilanciato dal direttore generale del National Security Bureau, Tsai Ming-yen, dopo il recente attacco contro un comico che aveva preso di mira con la sua satira il presidente cinese Xi Jinping. Secondo Tsai, le reti locali coinvolte in episodi di questo genere sarebbero costituite soprattutto da bande criminali e società investigative legate alla criminalità organizzata. L’obiettivo degli investigatori è ora accertare l’eventuale presenza, dietro queste strutture, di finanziamenti o direttive provenienti dal Partito comunista cinese.
Il caso riaccende le preoccupazioni per la capacità di Pechino di esercitare pressioni all’interno della stessa società taiwanese. Le autorità stanno valutando anche la necessità di rafforzare la legislazione, mentre la Procura suprema ha invitato i cittadini a non prestarsi al ruolo di collaboratori di forze straniere ostili. Il problema non è nuovo: nel 2019 la cantante e attivista di Hong Kong Denise Ho fu colpita a Taipei con vernice rossa da un aggressore mascherato.
La tensione nello Stretto
Alla tensione interna si aggiunge quella sul mare. Taipei denuncia una crescente presenza cinese nelle acque attorno all’isola, con pattuglie della Guardia costiera, navi da ricerca e imbarcazioni della milizia marittima. Secondo Tsai, proprio la comparsa di queste ultime a est e sud-ovest di Taiwan rappresenta un segnale particolarmente significativo.
Il confronto nello Stretto assume così una dimensione sempre più complessa: alla pressione militare si affiancano strumenti civili, paramilitari e, secondo i sospetti di Taipei, reti criminali locali. Una zona grigia nella quale diventa sempre più difficile distinguere intimidazione politica, attività clandestina e pressione strategica.




