A due settimane dalle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, l’attenzione non è concentrata soltanto sulla sfida politica tra democratici e repubblicani. A infiammare il dibattito è soprattutto il crescente confronto tra l’amministrazione federale e i responsabili elettorali dei singoli Stati, una tensione che secondo numerosi osservatori rischia di alimentare ulteriormente la sfiducia degli elettori verso il sistema democratico.
Negli ultimi mesi il Dipartimento di Giustizia ha intensificato le verifiche sulle liste elettorali, chiedendo agli Stati l’accesso a dati dettagliati dei registri degli elettori e avviando azioni legali contro diverse amministrazioni locali che hanno rifiutato di collaborare. L’obiettivo dichiarato dalla Casa Bianca è individuare eventuali cittadini stranieri registrati illegalmente al voto ed eliminare possibili irregolarità.
Le autorità di numerosi Stati, sia governati dai repubblicani sia dai democratici, contestano però il metodo adottato da Washington. Particolarmente acceso è il confronto con la California, dove il Dipartimento di Giustizia sostiene che migliaia di persone potenzialmente prive della cittadinanza americana abbiano ricevuto schede per il voto postale. Le autorità statali respingono le accuse e criticano il governo federale per non aver fornito elementi sufficienti a dimostrare l’attendibilità delle proprie valutazioni.
Negli Stati Uniti l’organizzazione delle elezioni è storicamente affidata a contee e Stati federati, mentre il ruolo della presidenza è limitato. Per questo motivo molti amministratori locali giudicano senza precedenti il livello di pressione esercitato dall’esecutivo centrale.
In Georgia, agenti federali hanno sequestrato materiale elettorale relativo alle contestate elezioni del 2020, riaccendendo un dibattito che da anni divide il Paese. I critici temono che operazioni di questo tipo possano rafforzare il sospetto, diffuso in una parte dell’opinione pubblica, che i risultati elettorali siano costantemente sotto accusa. L’amministrazione Trump difende invece la propria strategia sostenendo che sia necessaria per proteggere l’integrità del voto.





