E dunque, conti alla mano, centosessanta milioni ci sono. La questione è quando usarli. Giorgia Meloni, da Spalato, ieri ha tenuto aperta la possibilità di un nuovo intervento sulle accise dei carburanti, ma senza fissare tempi. Il Governo difatti vuole capire se convenga muoversi subito oppure conservare le risorse per una fase successiva, quando potrebbero venire meno le misure di contenimento già in vigore. Il Presidente del Consiglio, al termine del Med9, ha richiamato il meccanismo delle accise mobili: quando il prezzo dei carburanti sale, aumenta anche il gettito Iva. Quelle maggiori entrate possono essere accantonate e poi utilizzate per ridurre la componente fiscale alla pompa: «A settembre abbiamo 160 milioni da utilizzare», ha spiegato Meloni.
La scelta resta però legata anche alla tenuta del price cap. Il Premier ha detto di auspicare un pieno ripristino del tetto ai prezzi e ha lasciato intendere che la decisione sull’uso dei fondi arriverà solo dopo aver verificato l’efficacia delle misure già in campo. È questo, ha aggiunto, il punto sul quale il governo si sta interrogando.
La partita con Bruxelles
Il dossier carburanti si intreccia con quello, più ampio, dei margini di bilancio per affrontare il caro energia. Meloni ha riferito di averne parlato con la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen dopo la lettera inviata da Roma per chiedere maggiore flessibilità. Il nodo, secondo il Primo Ministro, riguarda l’impatto dell’inflazione sui conti pubblici. L’aumento dei prezzi comporta infatti costi automatici più elevati per quasi tutti gli Stati membri e restringe gli spazi a disposizione dei governi. L’Italia ha chiesto l’attivazione della clausola nazionale del Patto di stabilità per le spese energetiche e dalla Commissione dovrebbe arrivare un riscontro positivo già a margine dell’Eurogruppo di Lussemburgo. Dopo la valutazione favorevole, la richiesta dovrà passare al Consiglio Ue.
Il costo delle misure ammissibili per la sicurezza energetica sarà limitato allo 0,3% del Pil all’anno e non potrà superare lo 0,6% del Pil cumulativo nel periodo 2026-2028. La Commissione potrebbe presentare la proposta al Consiglio già al termine dell’Eurogruppo. Domani i ministri delle Finanze dei Ventisette sono chiamati anche a dare il via libera all’uso della clausola richiesto dalla Grecia.
Alla pompa il diesel continua a pesare
Intanto il prezzo del gasolio resta il punto più sensibile. Il Codacons ha segnalato che, rispetto al 5 ottobre, ultimo giorno di applicazione dello sconto sulle accise da 6,1 centesimi, il diesel è aumentato in media di 1,9 centesimi al litro sulla rete ordinaria e di 2,1 centesimi in autostrada. In due giorni, secondo l’associazione, un pieno costa circa un euro in più. La benzina si muove invece nella direzione opposta: meno 0,8 centesimi sulla rete ordinaria e meno 1,1 centesimi in autostrada.
Per il Codacons gli interventi messi in campo dalle compagnie petrolifere non bastano. L’associazione cita le iniziative di Eni, Ip, Q8 e Tamoil, ma torna a chiedere un intervento del Governo sulla componente fiscale. Secondo i suoi calcoli, il gasolio costa oggi il 39% in più rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre la benzina registra un aumento del 20%. Un litro di diesel è salito in un anno di 63,6 centesimi e un pieno costa circa 32 euro in più.
Il Codacons ha legato questi rincari allo stop al taglio delle accise e alla mancata applicazione delle accise mobili e ha ricordato che 16,6 milioni di italiani proprietari di vetture a gasolio devono oggi affrontare costi più alti per i rifornimenti.
L’energia sul tavolo del Med9
Sul vertice di Spalato il tema dell’energia ha fatto da sfondo anche alle parole del Premier croato Andrej Plenkovic. In apertura dei lavori ha richiamato la guerra della Russia contro l’Ucraina, l’instabilità in Medio Oriente, le minacce ibride e le tensioni economiche globali. Fattori che, ha osservato, incidono sulla sicurezza energetica, sulle catene di approvvigionamento, sui flussi migratori e sulla competitività europea. Il Premier croato ha messo in relazione queste pressioni con l’accessibilità economica dell’energia e con la capacità dell’Unione di difendere coesione e resilienza. Nel suo intervento ha sottolineato che i cambiamenti del contesto globale hanno reso la stabilità dell’Ue inseparabile da quella del vicinato allargato.
Una cornice che riporta il tema dei prezzi energetici fuori dal solo terreno nazionale e lo colloca dentro una partita europea più ampia, nella quale sicurezza, competitività e tenuta dei bilanci finiscono per muoversi insieme.
Per Plenkovic il Mediterraneo è ormai uno spazio nel quale convergono molte delle sfide strategiche dell’Unione. Ed è dentro questo quadro che Roma prova a tenere insieme due esigenze: contenere i prezzi alla pompa e non consumare troppo presto le risorse disponibili. Una partita stretta.





