La Cina interviene ancora una volta sul proprio sistema finanziario con una mossa di dimensioni eccezionali: 360 miliardi di yuan (circa 53,6 miliardi di dollari) destinati a otto grandi banche e compagnie assicurative statali.
L’operazione, guidata dal ministero delle Finanze e annunciata dall’agenzia Xinhua, punta a rafforzare la stabilità del settore e a sostenere un’economia che sta rallentando sotto il peso di tensioni globali e fragilità interne.
Secondo Xinhua, l’iniezione di capitale servirà a migliorare la «capacità operativa, la resistenza ai rischi e il supporto all’economia reale» degli istituti coinvolti. Tra questi figurano colossi come Industrial and Commercial Bank of China, Agricultural Bank of China e la China Export & Credit Insurance Corporation.
Il quotidiano statale Global Times ha sottolineato che la misura darà alle banche «più risorse da convogliare nel credito all’economia reale», rafforzando la capacità del sistema di assorbire shock esterni in un momento di forte incertezza finanziaria globale.
La mossa si inserisce nella strategia del presidente Xi Jinping, che considera la stabilità finanziaria un pilastro della sicurezza nazionale. Pechino sta cercando di rimodellare il proprio modello di crescita mentre affronta sfide strutturali: popolazione in calo, mercato immobiliare in crisi da anni, rivalità tecnologica con gli Stati Uniti e l’impatto della guerra in Iran sui prezzi dell’energia.
I dati macroeconomici confermano il rallentamento. Nel secondo trimestre, il PIL è cresciuto del 4,3%, al di sotto dell’obiettivo annuale e in calo rispetto al 5% registrato nei primi tre mesi dell’anno. La debole domanda interna e l’aumento dei prezzi del petrolio hanno pesato sulla ripresa, nonostante le esportazioni abbiano mostrato una performance robusta.
A marzo, Pechino ha abbassato il target di crescita al 4,5–5%, il più basso dal 1991. Una scelta che, secondo alcuni analisti, permette al governo di riconoscere apertamente le difficoltà strutturali dell’economia senza compromettere la narrativa della stabilità. La maxi-iniezione di capitale rappresenta dunque un tentativo di consolidare il sistema finanziario e di dare ossigeno alle istituzioni che dovranno sostenere la ripresa.





