Il primo ministro bulgaro Rumen Radev ha riacceso il dibattito europeo sulla guerra in Ucraina, suggerendo che il presunto attacco russo all’aeroporto di Lipsia sarebbe stato “provocato” dal sostegno militare occidentale a Kyiv. “Cosa possiamo aspettarci quando attacchiamo un altro Paese con armi a lungo raggio? Starà a guardare o risponderà?”, ha dichiarato il 4 settembre davanti al Parlamento di Sofia, secondo l’agenzia Novinite. Le sue parole hanno suscitato reazioni immediate. Nessun Paese occidentale ha mai attaccato direttamente la Russia, ma diversi governi hanno fornito a Kyiv armamenti a lungo raggio per difendersi dall’invasione.
Radev ha definito queste forniture “un atto sconsiderato” e ha accusato l’Europa di “cercare una vittoria convenzionale contro la più grande potenza nucleare del mondo”. Secondo il premier, “l’Occidente collettivo” starebbe ignorando i rischi di escalation: “L’Europa deve finalmente calcolare il pericolo e sedersi al tavolo dei negoziati, perché la guerra si espande ogni giorno.” Le sue dichiarazioni arrivano dopo che Berlino ha riconosciuto ufficialmente la responsabilità russa nell’attacco informatico contro la Germania, definendolo un atto di guerra ibrida. “Non permetteremo che Mosca ci divida o ci intimidisca,” ha risposto il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, annunciando contromisure contro il Cremlino.
Mosca ha negato ogni coinvolgimento, accusando la Germania di “alimentare le tensioni”. Radev, pur dichiarando di “stare al fianco di Berlino”, ha mantenuto un tono conciliante verso la Russia, coerente con la sua linea politica. Dopo la vittoria elettorale di aprile, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov lo aveva elogiato per la “disponibilità al dialogo pragmatico”.





