1
Iran, Pezeshkian ammette l’effetto delle sanzioni, import ed export in calo fino al 35%: “Siamo in un’economia di guerra”

Pezeshkian ammette l’effetto delle sanzioni, import ed export iraniano in calo fino al 35%

Teheran rivendica i risultati dell’intesa con Washington e 90 milioni di barili esportati. I Pasdaran: “Hormuz resta sotto il nostro controllo”. Il conflitto pesa anche sugli arsenali Usa, mentre resta alta la tensione con Israele
domenica, 30 Agosto 2026
2 minuti di lettura

Le sanzioni e il blocco statunitense stanno colpendo l’economia iraniana più duramente di quanto Teheran abbia finora ammesso. A riconoscerlo è stato il presidente Masoud Pezeshkian, secondo il quale negli ultimi mesi importazioni ed esportazioni sono diminuite tra il 25 e il 35%. “Alcuni dicono che le sanzioni non abbiano alcun effetto; francamente non so cosa dire a queste persone”, ha dichiarato alla televisione di Stato.

“Siamo in una situazione di guerra e dobbiamo accettare le condizioni proprie di un tempo di guerra”. Soltanto pochi giorni fa Pezeshkian aveva assicurato che le nuove misure decise da Washington “non avrebbero ottenuto nulla”. Ora il presidente apre anche alla possibilità di aumentare il prezzo della benzina, finora fortemente sovvenzionata, dopo che il governo ha ammesso le difficoltà nell’importarne quantità sufficienti per coprire il consumo interno.

Teheran rivendica l’intesa con Washington

La pressione economica non impedisce però al governo iraniano di presentare come un successo il negoziato con gli Stati Uniti. Pezeshkian ha definito il memorandum raggiunto a Islamabad “un importante successo diplomatico”, ricordando che dodici dei tredici membri del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale lo hanno approvato. Secondo il presidente, nove punti dell’accordo prevedono impegni statunitensi, mentre sul programma nucleare serviranno ulteriori trattative.

Teheran sostiene di avere già ottenuto progressi sullo sblocco dei fondi congelati e sulla prospettiva di un alleggerimento delle sanzioni. Pezeshkian ha riferito inoltre che durante il periodo di applicazione dell’intesa l’Iran ha esportato circa 90 milioni di barili di petrolio accumulati nei mesi precedenti.

Tra gli obiettivi restano la revoca del blocco, la possibilità di utilizzare liberamente i proventi delle esportazioni energetiche e la ripresa degli investimenti stranieri, che secondo il presidente potrebbero arrivare fino a 300 miliardi di dollari. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha tuttavia ribadito che Teheran non intende rinunciare alla deterrenza militare: “Risponderemo al fuoco col fuoco”.

Le basi americane nella regione, ha aggiunto, restano potenziali obiettivi in caso di nuovi attacchi. Lo stesso Araghchi ha accusato alcuni settori dell’amministrazione statunitense di “manipolare i mercati energetici” attraverso indiscrezioni diffuse ai media per condizionare i prezzi.

Hormuz resta il nodo della crisi

Lo Stretto di Hormuz continua così a essere il principale terreno di scontro. La marina dei Pasdaran ha respinto le dichiarazioni americane sulla normalizzazione della navigazione e sostiene che la rotta resti chiusa alle navi che non si coordinano con l’Iran: “Il nostro dominio su questa via d’acqua strategica è completamente decisivo”.

La crisi ha già avuto conseguenze pesanti sul traffico commerciale. Secondo l’Organizzazione marittima internazionale, dall’inizio delle ostilità almeno 400 navi e circa 6.000 marittimi sono rimasti bloccati nel Golfo Persico. Sono stati registrati almeno 70 attacchi alle rotte commerciali, con 19 marinai uccisi, mentre le interruzioni stanno colpendo le forniture mondiali di carburanti e fertilizzanti.

L’allarme sulle scorte americane

La guerra sta intanto mettendo sotto pressione anche gli arsenali statunitensi. Secondo il Wall Street Journal, entro metà luglio Washington aveva utilizzato circa 1.700 intercettori Patriot, oltre 200 Thaad e circa 150 missili Standard contro missili e droni iraniani.

Funzionari americani citati dal quotidiano sostengono che le scorte di alcuni sistemi in Europa siano scese sotto livelli considerati critici, rallentando anche le forniture all’Ucraina. Casa Bianca e Pentagono negano però qualsiasi emergenza.

“Le forze armate dispongono di scorte più che sufficienti per raggiungere tutti gli obiettivi strategici del presidente Trump”, ha assicurato la portavoce Anna Kelly. Resta alta, infine, la tensione con Israele. Raid israeliani sono stati segnalati nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania e nel sud del Libano, dove l’Unifil ha contato 1.030 proiettili israeliani tra il 21 e il 27 agosto. Teheran ha ribadito il proprio sostegno al Libano e chiesto il ritiro delle forze israeliane dai territori occupati.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:

Potrebbero interessarti

“Volo Roma – Teheran”, uno spettacolo racconta la violenza sulle donne

Quanti sono i volti della violenza? Nella giornata di oggi…
Claudia Salvestrini, Direttrice generale del Consorzio PolieCo

“Rifiuti, profitti e silenzi”: la battaglia di Claudia Salvestrini contro l’illegalità ambientale

Claudia Salvestrini non è mai stata una figura comoda. Direttore…