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Manovra 2027, conti pubblici e crescita: la sfida è rendere più efficiente la spesa

L’economia iresta in coda all’Unione europea per crescita del Pil. Confartigianato: con la fine del Pnrr servono risorse per investimenti, produttività e competitività senza aumentare il carico fiscale
lunedì, 17 Agosto 2026
3 minuti di lettura

Le incertezze legate all’evoluzione della crisi nel Golfo, la debole crescita dell’economia italiana e l’avvicinarsi della conclusione degli interventi del PNRR delineano il quadro nel quale si preparano le scelte di politica fiscale in vista della manovra di bilancio 2027. Secondo le previsioni della Commissione europea, nel biennio 2026-2027 il Pil italiano crescerà complessivamente dell’1,1%, meno della metà del +2,5% stimato per la media dell’Unione europea. Si tratta del dato più basso tra i 27 Paesi dell’Ue. Il quadro migliora considerando il Pil pro capite, atteso in aumento dell’1,2% nel biennio. In questo caso l’Italia sale al 22° posto nell’Unione, superando Paesi Bassi (+1,1%), Austria (+1%), Lussemburgo e Belgio (+0,9%) e Irlanda (-0,1%).

Conti pubblici e flessibilità europea

In vista della legge di bilancio, il dibattito si sta concentrando sull’evoluzione dei conti pubblici e sulle priorità di politica economica, anche alla luce dell’eventuale utilizzo della flessibilità europea per energia e difesa. Un passaggio importante sarà rappresentato dall’aggiornamento dei conti nazionali che l’Istat pubblicherà il 22 settembre. I nuovi dati potrebbero portare il rapporto deficit/Pil del 2025 al 3% o al di sotto, consentendo all’Italia di uscire dalla procedura per disavanzo eccessivo e di beneficiare di maggiori margini di flessibilità di bilancio.

Il percorso indicato nel Documento di finanza pubblica 2026, pubblicato ad aprile, prevede una progressiva riduzione del rapporto deficit/Pil fino al 2,5% nel 2028, accompagnata da una diminuzione del rapporto debito/Pil a partire dal 2027. Uno scenario più favorevole rispetto alle previsioni formulate dalla Commissione europea a maggio. Il quadro programmatico dei conti pubblici per il prossimo triennio sarà definito nel Documento programmatico di finanza pubblica, atteso all’inizio di ottobre.

Difesa, sanità e caro-energia

Parallelamente, il confronto sulle priorità fiscali riguarda l’aumento della spesa per la difesa e il finanziamento della sanità. Nel 2026 la spesa per la difesa è prevista al 2,1% del Pil, secondo l’ultimo monitoraggio della Nato, mentre l’incidenza della spesa sanitaria sul Pil dovrebbe rimanere stabile al 6,4% nel triennio 2027-2029. Il perdurare della crisi nel Golfo potrebbe inoltre rendere necessari nuovi interventi per contrastare il caro-energia. Tra le ipotesi sul tavolo figurano anche un intervento sulle aliquote Irpef e il riordino delle tax expenditures, cioè delle agevolazioni fiscali.

Secondo il Rapporto annuale sulle spese fiscali 2025 del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il sistema comprende 573 agevolazioni, con minori entrate previste per 129,7 miliardi di euro nel 2026. La Commissione europea continua inoltre a sollecitare una revisione dei sussidi ambientalmente dannosi. Secondo l’ultimo aggiornamento del Catalogo del Ministero dell’Ambiente, nel 2025 tali sussidi ammontano a 22,4 miliardi di euro, di cui 9,6 miliardi riconducibili all’Iva agevolata.

Confartigianato: “Serve una spesa pubblica più efficiente”

Per recuperare spazi fiscali e rispettare i vincoli europei, la strada indicata da Confartigianato passa soprattutto da un intervento sulla spesa pubblica a più bassa efficienza, piuttosto che da nuove entrate. I margini di intervento derivano dall’elevato livello della spesa pubblica che, al netto degli interessi, supera i mille miliardi di euro. Nel 2025 ha raggiunto 1.068 miliardi, pari al 47,3% del Pil. Nelle raccomandazioni pubblicate il 3 giugno, la Commissione europea invita l’Italia a “intensificare gli sforzi per migliorare l’efficienza e l’efficacia della spesa pubblica”.

La sfida della prossima manovra sarà quindi trasformare la spesa pubblica esistente in un motore più efficace per investimenti e produttività, considerando i limitati margini di intervento sul fronte delle entrate. Nel 2026 il carico fiscale italiano è previsto al 43,2% del Pil, 2,1 punti sopra la media dell’Ue a 27. In assenza di un cambio di passo, il venir meno della spinta straordinaria del PNRR rischia di esporre l’economia italiana a una fase di stagnazione accompagnata da una minore competitività delle imprese.

La sfida del “post PNRR”

La politica fiscale dovrà inoltre trovare risorse per sostenere gli investimenti pubblici nell’era del “post PNRR”, evitando di ripetere la forte contrazione registrata nel decennio 2009-2018. In quel periodo il rapporto tra investimenti della Pubblica amministrazione e Pil è sceso di 1,5 punti, dal 3,6% del 2009 al 2,1% del 2018. Per tornare ai livelli del 2009 sono stati necessari 15 anni: il traguardo è stato raggiunto nel 2024 anche grazie alla spinta degli interventi del PNRR, come evidenziato da Confartigianato in una recente audizione alla Camera.

A complicare il quadro potrebbe intervenire anche la nuova fase di politica monetaria restrittiva della Bce, con il rischio di frenare la ripresa degli investimenti. Nel primo trimestre del 2026 questi ultimi sono aumentati del 4,6%, sostenuti anche dalla spinta degli interventi legati al PNRR. Per l’economia italiana, dunque, il passaggio dalla fase straordinaria del Piano a una stagione di crescita sostenuta rappresenta la vera sfida della prossima manovra: utilizzare meglio le risorse disponibili, preservare gli investimenti e rafforzare produttività e competitività senza gravare ulteriormente su famiglie e imprese.

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