Il Ministro della Giustizia Carlo Nordio interviene sul caso Almasri e sulla vicenda delle chat del sottosegretario Andrea Delmastro, rivendicando la correttezza dell’operato del dicastero e chiedendo una riflessione sui limiti nell’acquisizione dei dati contenuti nei telefoni cellulari. In un’intervista al Giornale, Nordio spiega che gli atti relativi al caso Almasri sono stati trasmessi nei giorni scorsi alla Procura di Roma dopo la pronuncia della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittima una parte della legge del 2012. Secondo il ministro, fino a quel momento il Governo ha applicato la normativa vigente, che attribuiva al ministero della Giustizia un margine di discrezionalità nella trasmissione degli atti.
Nordio respinge le interpretazioni secondo cui la Consulta avrebbe censurato l’operato dell’esecutivo. “Ho sentito tanti commenti impropri, come quello che la Corte avrebbe bacchettato noi”, afferma, precisando che la decisione della Corte costituzionale ha riguardato esclusivamente la legge e non il comportamento del ministero. La Consulta, aggiunge, ha ritenuto illegittima la norma nella parte in cui non prevedeva l’obbligo della trasmissione immediata degli atti all’autorità giudiziaria.
Caso Delmastro
Il Guardasigilli affronta poi la questione delle chat del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, sostenendo che la soluzione spetti al Parlamento. Per Nordio, il tema investe il rapporto tra esigenze investigative e tutela della riservatezza dei cittadini. Il Ministro osserva che l’acquisizione del contenuto di un telefono cellulare, senza una preventiva e puntuale individuazione delle ragioni dell’atto e del periodo temporale interessato, comporta il rischio di un’ingerenza nella vita privata delle persone. Nei dispositivi elettronici, evidenzia, sono custodite informazioni di carattere personale e sanitario, oltre a dati riservati che possono riguardare ogni aspetto della vita di un individuo.
Nordio richiama infine l’attenzione sulla diffusione di materiale coperto da riservatezza, osservando che documenti e conversazioni private finiscono spesso sui giornali senza che, a suo giudizio, venga individuata alcuna responsabilità per la loro divulgazione. Il ministro ribadisce così la necessità di definire regole chiare che garantiscano un equilibrio tra le esigenze della giustizia e la tutela della sfera privata.





