Per anni si è ripetuto che la Generazione Z beve poco, che è più attenta alla salute, che preferisce mocktail, tisane e serate tranquille. Ma gli ultimi dati di IWSR, società che analizza il mercato delle bevande alcoliche, raccontano una storia diversa: i giovani non sono affatto astemi, e il divario con gli adulti si sta rapidamente chiudendo. Secondo IWSR, il 74% dei Gen Z globali ha bevuto almeno un drink negli ultimi sei mesi, contro il 76% degli adulti. Una differenza minima, soprattutto se confrontata con il dato di tre anni fa, quando solo il 66% dei giovani ammetteva di bere.
La generazione che sembrava aver voltato le spalle all’alcol sta dunque recuperando terreno. Tuttavia, la Gen Z tende a bere meno quantità rispetto ai Millennials e ai Boomers. Non è necessariamente un cambio culturale: molti giovani hanno semplicemente iniziato più tardi. La pandemia ha interrotto gli anni tipici delle feste universitarie, degli happy hour e delle prime esperienze sociali. A questo si aggiungono costi della vita elevati, salari stagnanti e un mercato del lavoro difficile, che hanno limitato la possibilità di spendere in bar e locali.
Ora che i membri più anziani della Gen Z hanno più disponibilità economica, il consumo sta aumentando. Ma negli Stati Uniti la tendenza sembra diversa: un sondaggio Gallup mostra che la percentuale di americani tra i 18 e i 34 anni che beve alcol è diminuita di nove punti percentuali tra il 2023 e il 2025, scendendo a circa la metà. Qui entrano in gioco fattori culturali e normativi: la legalizzazione della marijuana, l’ascesa del “wellness lifestyle”, la socializzazione digitale e un crescente scetticismo verso gli effetti dell’alcol sulla salute. Il risultato è un quadro complesso: una generazione che non rifiuta l’alcol, ma che lo integra in modo diverso, più intermittente, più selettivo, più influenzato da contesto economico e norme sociali.





