Undici persone, tra cui diversi bambini, sono morte e altre 19 sono rimaste ferite in un incendio scoppiato giovedì mattina in un orfanotrofio nel quartiere di Mohammadia, alla periferia di Algeri.
Le squadre di soccorso e i residenti si sono precipitati verso l’edificio, dove la muratura annerita sopra due finestre raccontava la violenza delle fiamme.
La Protezione Civile ha riferito che dieci feriti hanno riportato ustioni di varia gravità e che cinque persone con disabilità sono state evacuate dall’edificio. Le autorità non hanno fornito dettagli sull’età delle vittime né sulle cause dell’incendio, alimentando un clima di angoscia e attesa.
Il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune ha espresso le sue condoglianze sui social media, dicendosi profondamente colpito dalla morte di bambini e dal ferimento di altre persone in una struttura dedicata all’infanzia. L’incendio arriva in un momento particolarmente difficile per l’Algeria, colpita da una intensa ondata di calore.
Secondo l’agenzia statale APS, le unità di protezione civile hanno spento 913 incendi in tutto il Paese dall’8 luglio, un numero che evidenzia la pressione crescente sulle infrastrutture di emergenza. Le alte temperature, che hanno raggiunto livelli eccezionali, potrebbero aver contribuito a rendere più vulnerabili edifici e impianti elettrici, anche se le autorità non hanno ancora indicato alcuna causa ufficiale. La tragedia di Mohammadia riporta al centro dell’attenzione le condizioni delle strutture sociali in Algeria, spesso sovraffollate e con risorse limitate.
Per molti, l’incendio è il simbolo di un sistema che fatica a proteggere i più vulnerabili proprio nel momento in cui il Paese affronta un’estate segnata da incendi, caldo estremo e infrastrutture sotto stress.
Mentre le indagini proseguono, la comunità locale piange le vittime e chiede risposte. In un Paese già provato da centinaia di roghi, la morte di bambini in un orfanotrofio ha scosso profondamente l’opinione pubblica.


