La crisi dell’automobile ha il suo centro a Bruxelles e nelle regole introdotte dal Green Deal, che avrebbero aumentato la dipendenza europea dalla Cina. Adolfo Urso porta alla Camera l’attacco alla politica industriale dell’Unione e chiede un cambio di rotta fondato sulla neutralità tecnologica e sulla produzione continentale. “La crisi dell’auto è europea. L’epicentro del terremoto è a Bruxelles, nel regime regolatorio del Green Deal che ci ha reso dipendenti dalla Cina”, ha dichiarato il Ministro delle Imprese e del Made in Italy durante il Question Time.
Una posizione che, secondo Urso, il Governo italiano sostiene da tempo sia in Italia sia nelle sedi comunitarie: “L’abbiamo detto fin dall’inizio, con responsabilità e chiarezza, qui e in Europa. Ora tanti in Europa condividono le nostre posizioni”.
Il confronto si concentra sul futuro dell’industria automobilistica, sotto pressione per la chiusura degli stabilimenti, i tagli all’occupazione e le difficoltà della filiera. Roma punta a costruire un fronte comune con gli altri Paesi produttori per modificare l’impostazione europea e tutelare la capacità industriale del continente.
Asse con la Francia
Un primo asse è stato definito con la Francia. Urso ha riferito di avere raggiunto in mattinata un’intesa con il ministro francese dell’Industria, Martin. La linea condivisa si riassume in due principi: “Neutralità tecnologica e Made in Europe”. La proposta prevede maggiore libertà nella scelta delle tecnologie utili alla transizione e un ricorso più ampio a componenti realizzati nell’Unione. “Più flessibilità tecnologica e più componenti locali”, ha spiegato il titolare del Mimit, che punta ora ad allargare l’accordo alla Germania.
Il coinvolgimento di Berlino assumerebbe un peso decisivo per la presenza delle case tedesche nella produzione europea e per i legami con le imprese italiane della componentistica. “Speriamo di coinvolgere a breve anche la Germania”, ha affermato Urso, secondo il quale non esistono più margini per rinviare le decisioni.
Punto di rottura
Gli annunci di chiusure e licenziamenti che arrivano dai diversi Paesi mostrano, per il ministro, un settore vicino al punto di rottura. “Siamo al collasso. Sembra un bollettino di guerra”, ha avvertito. Le conseguenze non si fermano ai grandi gruppi automobilistici, ma raggiungono anche i fornitori italiani che lavorano per i produttori tedeschi.





