Il Regno Unito ha convocato l’ambasciatore cinese a Londra per esprimere “profonda preoccupazione” in seguito alle recenti condanne inflitte a diversi attivisti di Hong Kong per reati legati alla sicurezza nazionale. La decisione, annunciata dal Foreign Office, segna un nuovo capitolo nelle relazioni sempre più tese tra Londra e Pechino, già incrinate dalle restrizioni imposte alla libertà politica nell’ex colonia britannica. Secondo il governo britannico, le sentenze rappresentano “un grave passo indietro per i diritti civili e lo stato di diritto” e confermano l’uso della legge sulla sicurezza nazionale come strumento di repressione politica.
Il ministro degli Esteri ha dichiarato che il Regno Unito “non resterà in silenzio di fronte alla persecuzione di cittadini che esercitano pacificamente le proprie libertà fondamentali”. La Cina ha reagito con fermezza, accusando Londra di “interferenza negli affari interni” e ribadendo che le condanne riguardano “attività sovversive contro la sicurezza dello Stato”. Pechino sostiene che la legge, introdotta nel 2020, sia necessaria per garantire stabilità e ordine dopo le proteste pro‑democrazia.
La convocazione dell’ambasciatore è un gesto diplomatico raro, che riflette la crescente distanza tra i due Paesi. Londra continua a offrire visti speciali ai cittadini di Hong Kong che vogliono trasferirsi nel Regno Unito, una misura che Pechino considera ostile. Gli analisti ritengono che l’episodio possa aggravare ulteriormente le tensioni tra la Cina e le democrazie occidentali, in un contesto già segnato da dispute commerciali e strategiche. Per il governo britannico, la difesa dei diritti a Hong Kong resta una questione di principio e di eredità storica.






