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Usa-Iran, falliscono i negoziati di Islamabad. Trump rilancia: “Distruggeremo le centrali elettriche”

Usa-Iran, falliscono i negoziati di Islamabad. Trump rilancia: “Distruggeremo le centrali elettriche”

Tre nodi irrisolti: Stretto di Hormuz, nucleare, asset congelati. Blocco navale immediato dello Stretto. Libano ancora sotto i raid, 11 morti. Nuova Flottiglia in partenza per Gaza, Hamas tratta al Cairo
lunedì, 13 Aprile 2026
3 minuti di lettura

I negoziati di Islamabad tra Stati Uniti e Iran si sono chiusi senza accordo e, invece di aprire uno spiraglio, hanno prodotto una nuova escalation diplomatica. Dopo oltre 20 ore di colloqui diretti, i primi a questo livello da decenni, il vicepresidente americano J.D. Vance ha ammesso il fallimento parlando di “linee rosse” non superate e sostenendo che Teheran non ha accettato le condizioni di Washington sul dossier nucleare. “La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo”, ha detto poco prima di lasciare il Pakistan. Dal lato iraniano, il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf ha replicato che gli Stati Uniti “non sono riusciti a conquistare la fiducia” della delegazione iraniana, mentre i media di Teheran hanno attribuito lo stallo alle “richieste eccessive” americane.

Punti di rottura

Secondo Reuters, sul tavolo sono rimasti tre nodi principali. Il primo è lo Stretto di Hormuz, che Washington voleva riaprire subito al traffico marittimo internazionale, mentre Teheran intende mantenerlo come leva negoziale fino a un accordo più ampio. Sul piano concreto, tuttavia, tre superpetroliere cariche di greggio sono riuscite ad attraversarlo sabato, mentre centinaia di altre navi restano ancora bloccate nel Golfo in attesa di poter ripartire.

Il secondo nodo è il nucleare: gli Stati Uniti chiedono un impegno chiaro a non sviluppare l’arma atomica, mentre l’Iran rivendica il diritto al nucleare civile e respinge l’idea di consegnare o cedere l’intero stock di uranio arricchito. Il terzo riguarda il denaro: Teheran chiede lo sblocco degli asset congelati all’estero e risarcimenti per i danni di guerra, richieste respinte da Washington. Sullo sfondo resta anche la richiesta iraniana di una tregua più ampia nella regione, compreso il Libano. Nonostante il fallimento, Islamabad ha chiesto alle due parti di non far saltare anche il cessate il fuoco.

Il ministro degli Esteri pakistano Ishaq Dar ha definito “imperativo” preservare la tregua raggiunta nei giorni scorsi, osservando che nessuno si aspettava un’intesa già al primo round. Teheran ha ribadito che “la diplomazia non finisce mai”, pur escludendo cambiamenti a Hormuz senza un accordo ritenuto “ragionevole”. In Italia, Antonio Tajani ha invitato a guardare soprattutto all’impatto economico della crisi, dicendosi tranquillo sulle riserve di gas fino al prossimo inverno ma preoccupato per il petrolio e per il costo dei carburanti.

Trump torna a minacciare

Poche ore dopo, Donald Trump ha archiviato il linguaggio negoziale e ha annunciato su Truth il blocco navale dello Stretto di Hormuz. Il presidente americano ha dichiarato di aver ordinato alla Marina di “bloccare” con effetto immediato le navi in entrata e in uscita e di intercettare tutte quelle che abbiano pagato un pedaggio all’Iran. “Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà un passaggio sicuro in mare aperto”, ha scritto, aggiungendo che gli Stati Uniti inizieranno anche a rimuovere e distruggere le mine posate nello stretto. In un successivo intervento a Fox News ha però precisato che il blocco richiederà comunque un po’ di tempo per essere messo in atto.

Nella stessa intervista ha rilanciato la minaccia di un’escalation militare, affermando che, in assenza di un accordo, gli Stati Uniti potrebbero colpire direttamente le infrastrutture energetiche iraniane, arrivando a “distruggere le centrali elettriche” del Paese. Ha inoltre annunciato una visita in Cina il 14 e 15 maggio e confermato dazi del 50% contro i Paesi che sostengono Teheran, inclusa Pechino.

Libano e Gaza

Mentre il negoziato si inceppava, il fronte libanese continuava a bruciare. Nuovi raid israeliani nel sud del Libano hanno causato almeno 11 morti, secondo l’agenzia statale Nna, con vittime a Qana e Maaroub. Reuters racconta anche la storia di una bambina di meno di due anni uccisa in un attacco a Srifa durante i funerali del padre, uno dei passaggi più crudeli di una campagna che, dal 2 marzo, ha provocato oltre 2.000 morti nel Paese, tra cui almeno 165 bambini. Israele sostiene che il fronte libanese non rientri nella tregua con l’Iran, mentre Teheran insiste perché anche Beirut sia inclusa in un cessate il fuoco regionale.

Anche Gaza resta dentro questo quadro di instabilità, ma in una forma diversa. Da Barcellona è partita una seconda flottiglia umanitaria diretta verso la Striscia, con 39 imbarcazioni e altre previste lungo il tragitto. Gli organizzatori parlano di un tentativo di aprire un corridoio umanitario via mare e denunciano l’insufficienza degli aiuti che entrano nell’enclave, mentre Israele respinge l’accusa di impedire i rifornimenti. In parallelo, una delegazione di Hamas si è recata al Cairo per discutere con i mediatori egiziani delle presunte violazioni della tregua e dell’attuazione delle clausole rimaste in sospeso, a conferma che anche il dossier di Gaza resta congelato, non risolto.

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