Oltre 40 uomini ultraortodossi sono stati fermati questa mattina dalla Polizia militare israeliana all’aeroporto Ben Gurion, al loro rientro dagli Stati Uniti, per essersi sottratti all’obbligo di leva. Tutti appartengono alla comunità Chabad-Lubavitch e sono stati trasferiti in una base di reclutamento, dove saranno sottoposti a giudizio. Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha condannato l’operazione, definendo gli arresti “inaccettabili”, mentre le Forze di difesa israeliane hanno ribadito la necessità di applicare la legge sul servizio militare. Secondo quanto riferito, gli uomini fermati saranno chiamati a scegliere se accettare l’arruolamento oppure rifiutare il servizio. Nel primo caso riceveranno una pena sospesa e inizieranno immediatamente l’attività militare. Chi invece non accetterà di arruolarsi sarà trasferito in un carcere militare.
Il provvedimento riguarda appartenenti alla comunità ultraortodossa Chabad-Lubavitch, intercettati al loro ingresso nel Paese dopo un soggiorno negli Stati Uniti.
“La leva senza coercizione”
Il Primo Ministro israeliano ha criticato apertamente gli arresti. In un’intervista all’emittente radiofonica Kol Berama, Netanyahu ha dichiarato: “Dobbiamo preservare il mondo della Torah, perché è esso che ha preservato noi”. Il Capo del governo ha quindi contestato le modalità dell’intervento: “Questi arresti rappresentano un tentativo deliberato di ostacolare il processo di arruolamento degli ultraortodossi, che dovrebbe avvenire senza coercizione”.
Di diverso tenore la posizione delle Forze di difesa israeliane (Idf), che hanno richiamato l’obbligo di rispettare le disposizioni sulla coscrizione: “I soggetti, tenuti al servizio militare, una volta superato il controllo di frontiera, sono soggetti alla coscrizione e saranno giudicati secondo la legge”, hanno precisato le Idf.
Le Forze armate hanno inoltre confermato che continueranno a operare per garantire “un’applicazione equa della legge sul servizio militare e l’adempimento dell’obbligo di leva”.





