Il governo britannico ha annunciato un cambiamento radicale nella gestione delle politiche urbanistiche: i sindaci di 13 aree metropolitane potranno scavalcare i consigli locali su alcune decisioni di pianificazione, seguendo il modello già in vigore a Londra con Sadiq Khan. Le nuove regole consentiranno ai sindaci di intervenire su progetti che prevedono oltre 150 abitazioni, più di 15.000 metri quadrati di spazi commerciali o edifici superiori ai 30 metri. Tra le aree interessate figurano Manchester, Liverpool, West Midlands, West of England, e le regioni del Nord‑Est, Yorkshire, Lincolnshire, Cambridgeshire, East Midlands e Tees Valley.
Il ministro dell’edilizia Matthew Pennycook ha definito i nuovi poteri “una parte essenziale del kit che serve ai sindaci per realizzare nuove case e rigenerazione urbana”. L’obiettivo è accelerare la costruzione di 1,5 milioni di abitazioni entro il 2030, promessa chiave del governo laburista. Ma l’opposizione conservatrice ha criticato la misura, sostenendo che “toglie ai consigli la capacità di decidere per le proprie comunità”. Anche i Liberal Democratici e i Verdi hanno espresso timori per una “centralizzazione mascherata”, chiedendo più risorse ai comuni invece di “un assegno in bianco ai sindaci”.
Il governo replica che i consigli continueranno a gestire la maggior parte delle richieste e che tutte le decisioni dovranno rispettare le norme urbanistiche. I sindaci avranno inoltre un ruolo maggiore nella gestione dei fondi per l’edilizia, con l’agenzia nazionale Homes England chiamata a seguire le loro priorità locali. Il nuovo primo ministro Andy Burnham, ex sindaco di Manchester, ha difeso la riforma come parte di una strategia per “portare il potere a casa, in ogni codice postale”. Ha anche annunciato un programma di distacchi di funzionari centrali presso gli uffici dei sindaci per rafforzare la capacità amministrativa delle autorità locali.





