Priorità dell’Unione Europea è lo sviluppo delle fonti rinnovabili e per questo ha adottato una serie di atti a sostegno, che includono tra l’altro anche l’eolico offshore, quello realizzato in mare, in cui si prediligono le acque poco profonde lungo la costa in cui il vento spira forte e costante grazie all’assenza di ostacoli.
Una vera opportunità per un paese come l’Italia completamente circondata da acqua. Secondo l’Anev (Associazione nazionale energia del vento)lo sviluppo dell’eolico offshore contribuirebbe positivamente alla crescita del PIL italiano. In particolare gli impianti di grossa taglia permetteranno di mitigare l’LCOE (il costo livellato dell’energia) a beneficio delle economie di scala.
LA CORSA DELL’EUROPA, IL FRENO ITALIANO
A livello globale il mercato delle rinnovabili è in forte espansione, con una crescita che non si è arrestata nemmeno con il Covid. Nel 2020, l’Europa ha festeggiato lo sfondamento di quota 650 GW di potenza complessivamente installata, con il fotovoltaico e l’eolico che hanno superato la soglia rispettivamente dei 160 e 200 GW in poco più di un decennio. Traguardi importanti sul cammino verso la completa decarbonizzazione, che l’Europa si è posta come obiettivo per il 2050, ma che sembrerebbero non riguardare l’Italia. “Il problema è che dobbiamo aumentare di 10 volte la capacità di installare sistemi che sono complessi, c’è da installare eolico offshore e onshore. Questa è una sfida nella sfida perché questo fattore 10 deve partire adesso”. Sono le parole non molto incoraggianti del ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, in audizione alla Camera.
IL MANIFESTO PRO EOLICO
Per questo l’Anev, di concerto con Lega Ambiente, Greenpeace e Kyoto club, ha presentato un manifesto in cui si chiede semplificazioni delle procedure di autorizzazione per la produzione di energia eolica, un Tavolo di confronto con le istituzioni, una revisione delle Linee guida nazionali, l’Istituzione di una Cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, un Fondo rotativo di garanzia pubblica, con una stima di contributi di 150 milioni di euro da distribuire fino al 2030 e la creazione di un sistema di detrazioni fiscali per i consumatori sugli acquisti di lungo termine di energia da fonti rinnovabili.
Per Anev, bisogna guardare all’eolico «come “buon vento della ripresa”, come protagonista di quella riconversione dell’economia in chiave “verde” attraverso lo sviluppo delle fonti rinnovabili che rappresenta non solo una delle priorità dell’UE ma anche uno strumento in grado di favorire innovazione tecnologica, occupazione e sviluppo. Aumentare il target di potenza elettrica installata da fonte eolica e raddoppiare la produzione di elettricità consentirebbe di evitare emissioni di CO2 di oltre 17 milioni di tonnellate, risparmiare oltre 54 milioni di barili di petrolio e incrementare le prospettive occupazionali dalle sedicimila attuali fino a sessantasettemila unità, soprattutto in aree del Paese notoriamente “depresse”».