Il ritiro dal programma di lavoro della Commissione europea della proposta di regolamento contro i ritardi di pagamento rappresenta un grave passo indietro nella tutela delle piccole imprese e contraddice gli impegni assunti da Bruxelles a sostegno delle PMI. A denunciarlo è il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, che giudica incomprensibile la decisione europea: “Proprio mentre l’Europa invoca maggiore competitività e investimenti, rinuncia a uno strumento fondamentale per garantire liquidità e certezza alle imprese. Senza pagamenti puntuali, le piccole aziende sono costrette a finanziare i propri clienti, spesso più grandi e dotati di maggiore forza contrattuale, sottraendo risorse agli investimenti, all’innovazione e all’occupazione”.
I dati e i guai sui ritardi di pagamento
A confermare la portata del problema sono i dati dell’Osservatorio europeo sui pagamenti 2026. Nel 2025, il 52% delle imprese dell’Unione europea ha segnalato difficoltà legate ai ritardi di pagamento, con un incremento di 10 punti percentuali rispetto al 2021. In 17 Stati membri, più della metà delle aziende è stata interessata dal fenomeno. I tempi medi di pagamento hanno raggiunto 70,4 giorni nelle transazioni tra imprese e pubblica amministrazione (B2G) e 62,5 giorni nei rapporti commerciali tra aziende (B2B).
Uno squilibrio strutturale
“Non siamo di fronte a semplici inefficienze amministrative, ma a uno squilibrio strutturale nei rapporti commerciali”, sottolinea Granelli. Il presidente di Confartigianato richiama anche un altro dato significativo: il 58% dei fornitori dichiara di aver accettato termini di pagamento più lunghi di quelli ritenuti appropriati, mentre il 45% ha dovuto accettare condizioni dannose per la propria attività. “La libertà contrattuale non può essere un alibi per legittimare rapporti di forza che penalizzano le imprese più piccole”.
Le ripercussioni sulle piccole imprese
Le conseguenze dei ritardi si riflettono direttamente sulla capacità delle aziende di investire e crescere. Nel 2025, il 19% delle imprese ha segnalato ripercussioni sugli investimenti e sulle nuove assunzioni, il 18% ha registrato interruzioni dell’attività ordinaria e il 16% ha incontrato difficoltà nel rimborso dei prestiti o ha dovuto ricorrere a finanziamenti aggiuntivi.
Il recupero dei crediti scaduti
A peggiorare il quadro è l’effetto a catena che coinvolge l’intero sistema produttivo: il 31% delle aziende ha dichiarato di aver ritardato a propria volta i pagamenti a causa delle difficoltà incontrate con i clienti, rispetto al 27% del 2024. Le imprese, inoltre, dedicano mediamente 9,1 ore alla settimana al recupero dei crediti scaduti. “I ritardi generano un effetto domino lungo le filiere produttive. È paradossale chiedere alle PMI di essere protagoniste della transizione digitale, energetica e ambientale e, contemporaneamente, sottrarre loro le risorse necessarie per crescere”, osserva Granelli.
La richiesta alla Commissione europea
Da qui la richiesta di Confartigianato alla Commissione europea di riaprire quanto prima il confronto politico, evitando che venga compromesso l’obiettivo di introdurre regole più efficaci contro i ritardi di pagamento, soprattutto a tutela delle imprese maggiormente esposte agli squilibri contrattuali. “Il principio ‘Think Small First’ deve tradursi in fatti, non restare uno slogan. Servono tempi certi di pagamento, controlli e strumenti di tutela effettivi. Pagare puntualmente non è una concessione, ma un dovere e una condizione indispensabile per un mercato equo e competitivo”, conclude il presidente di Confartigianato.





