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Il Trans-Saharan Gas Pipeline e l’ombra di Mosca: geoeconomia energetica nel crocevia tra Sahel e Mediterraneo

sabato, 7 Novembre 2026
2 minuti di lettura

La possibile integrazione di aziende russe, come la celebre TMK, all’interno dei cantieri e delle forniture del Trans-Saharan Gas Pipeline (TSGP) — il maxi-progetto di connessione energetica che unisce Nigeria, Niger e Algeria — rappresenta molto più di una semplice commessa industriale.

Siamo di fronte a un nodo strategico nevralgico in cui si intersecano l’autonomia geopolitica di Algeri, la fragile stabilizzazione del Sahel, la sicurezza degli approvvigionamenti dell’Unione Europea e le complesse dinamiche diplomatiche del Nord Africa. Come destra progressista e riformatrice, crediamo che la sovranità nazionale e la sicurezza energetica non si difendano con il dogmatismo isolazionista, ma con un’analisi lucida dei rapporti di forza, della catena del valore e del rispetto rigoroso del diritto internazionale.

I dati emersi dal recente colloquio del 27 ottobre 2026 tra il ministro degli Esteri algerino Ahmed Attaf e l’omologo russo Sergej Lavrov confermano che Mosca punta a capitalizzare le proprie competenze ingegneristiche per ritagliarsi un ruolo di primo piano nelle infrastrutture africane. Tuttavia, è metodologicamente fondamentale separare gli annunci mediatici dai contratti effettivi.

L’avvio ufficiale della tratta algerina nell’area di Aoulef, avvenuto lo scorso giugno grazie alla cooperazione tra Sonatrach, Nigeria e Niger, dimostra che il corridoio transcontinentale sta muovendo i primi passi operativi. Ma tra la posa dei primi segmenti e la messa in esercizio di un’arteria gassifera di oltre quattromila chilometri corre un abisso finanziario, tecnico e logistico.

La tesi secondo cui la Russia possa assumere il controllo dei flussi energetici diretti verso l’Europa si scontra con la realtà strutturale del mercato. L’Algeria intrattiene con l’Unione Europea un interscambio commerciale poderoso — che nel 2025 ha superato i 43 miliardi di euro, con l’UE a rappresentare quasi il cinquanta percento delle esportazioni algerine, largamente dominate dal settore minerario ed energetico. Per Algeri, l’Europa resta il mercato di riferimento insostituibile.

L’eventuale coinvolgimento di partner russi in veste di fornitori di tubazioni, acciaio o servizi di ingegneria non equivale affatto a una cessione di sovranità o a un allineamento strategico in chiave anti-occidentale. L’Algeria custodisce gelosamente la propria autonomia negoziale, utilizzando la diversificazione dei partner tecnologici per ottimizzare i propri interessi nazionali senza bruciare i ponti con i mercati tradizionali. D’altra parte, il dossier si inserisce in un quadrante geopolitico ad alta infiammabilità.

Il ruolo del Niger, chiamato a garantire la sicurezza e il transito lungo circa settecento chilometri del tracciato, evidenzia come la stabilità energetica non possa essere disgiunta dal controllo territoriale e dalla cooperazione securitaria nella regione del Sahel. Le recenti operazioni di supporto militare dispiegate da Algeri a Niamey testimoniano la consapevolezza che senza sicurezza non vi è sviluppo infrastrutturale.

Allo stesso tempo, lo sfondo diplomatico segnato dalle tensioni sul Sahara Occidentale e dal recente veto russo all’ONU sul mandato della MINURSO dimostra come la regione resti un teatro di competizione globale, dove le potenze tradizionali ed emergenti misurano costantemente i propri spazi di influenza.

Per l’Unione Europea e per l’Italia, in particolare, la partita non deve essere letta attraverso la lente di una sterile contrapposizione ideologica o di un riflesso condizionato sanzionatorio. La diversificazione delle fonti e delle rotte di approvvigionamento — che vede l’Algeria coprire una quota rilevante delle importazioni comunitarie di gas in forma gassosa — rappresenta un pilastro fondamentale della nostra sicurezza economica. Il vero discrimine non risiede nel marchio impresso sulle tubature, bensì nella bancabilità dell’opera, nella trasparenza dei contratti, nella tracciabilità dei componenti critici e nella prevenzione di qualsiasi dipendenza tecnologica unilaterale legata a manutenzioni vincolanti o software proprietari.

La deterrenza economica e la stabilità del Mediterraneo allargato esigono una postura vigile e pragmatica. L’Occidente deve saper dialogare con i grandi attori regionali offrendo alternative industriali competitive, investimenti trasparenti e partenariati basati sul rispetto reciproco e sullo sviluppo condiviso. Ridurre il TSGP a un mero trofeo geopolitico della Russia significherebbe commettere un grave errore di prospettiva.

La vera sfida per Algeri, Abuja e Niamey sarà quella di trasformare una convergenza di interessi contingenti in una solida architettura di prosperità e pace, dimostrando che la crescita economica e la sicurezza territoriale possono camminare di pari passo nell’interesse dei popoli del Mediterraneo e dell’Africa subsahariana.

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