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Società Digitale e Intelligenza Artificiale: possiamo evitare di andare verso il Transumanesimo?

Lo sviluppo è impossibile senza uomini retti, senza operatori economici e uomini politici che vivano fortemente nelle loro coscienzel’appello del bene comune. Sono necessarie sia la preparazione professionale, sia la coerenza morale. Benedetto XVI
martedì, 3 Novembre 2026
3 minuti di lettura

Per parlare di umanità nell’era digitale dobbiamo necessariamente soffermarci sullo stato della tecnologia dominante in questi anni e nel futuro: l’Intelligenza Artificiale (IA).

L’IA è nata nel 1943 con il primo neurone artificiale e poi con il primo modello matematico di una rete neurale; oggi, nel 2026, l’IA è in fase di espansione globale, ma anche di forte critica per una regolamentazione non gradita dai poteri a livello internazionale (USA e Cina) che sono i veri proprietari dell’IA, nei numerosi modelli prodotti, che accumulano e controllano miliardi di dati di tutti noi utenti su Internet quando clicchiamo qualcosa nell’esplorare le loro piattaforme tecnologiche digitali. Dopo 75 anni di evoluzione delle tecnologie che sono servite allo sviluppo dell’IA, nel 2018 inizia il periodo macchine ChatGPT (Generative Pre-trained Transformer) con OpenAI, organizzazione che nasce senza scopo di lucro con la missione dichiarata di sviluppare un’intelligenza artificiale generale (AGI) sicura che portasse benefici a tutta l’umanità, nata anche per contrastare il monopolio tecnologico di altri grandi gruppi. OpenAI, nel 2019, ha introdotto una struttura ibrida creando una filiale a scopo di lucro per raccogliere ingenti capitali necessari alla potenza di calcolo, evolvendosi nel tempo. Escono i modelli ChatGpt-1-2-3 e nel 2023 con ChatGpt3 gli utenti possono provare a dialogare direttamente e a ricevere le risposte nella loro lingua. ChatGpt è in grado di scrivere testi di ogni genere con una forma quasi indistinguibile da quella umana.

Il 30 maggio 2023 è una data molto significativa; mentre finivo di scrivere il mio ultimo libro, Umanesimo Digitale, alcune centinaia di esperti e scienziati sottoscrivevano, presso il Center for AI Safety in California, questa dichiarazione/allarme: “Mitigare il rischio di estinzione dell’IA dovrebbe essere una priorità globale insieme ad altri rischi su scala sociale come le pandemie e la guerra nucleare”. Da quel giorno è scoppiata la bolla sui rischi dell’IA, sono iniziate le preoccupazioni dei capi di governo per avviare un programma di regolamentazioni a livello internazionale, ma sono anche iniziate le tensioni tra i Paesi su come regolamentare questa tecnologia, essendoci diverse le posizioni di chi ha investito miliardi di euro sull’IA e chi è e sarà solo un utilizzatore dell’IA.

La regolamentazione e l’etica

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adotta delle linee guida sull’IA; il Consiglio e il Parlamento dell’UE raggiungono un accordo sul primo Regolamento AI ACT UE. In questi tre anni, all’allarme sopracitato, sono seguite preoccupazioni di scienziati e premi Nobel, citiamo: Geoffrey Hinton, premiato con il Nobel della Fisica nel 2024, è stato tra i primi a sollevare questioni etiche sull’AI e a fornire un monito alla capacità di fermarsi e soppesare: “L’AI potrebbe distruggere l’umanità entro 30 anni. La ricerca avanza troppo velocemente, rischiamo di perderne il controllo”. Luciano Floridi: “Il rischio che stiamo correndo è che, disegnando un mondo digitale a misura dell’agere artificiale e non dell’intelligere umano, le nostre tecnologie e in particolare l’AI potranno finire con il modellare i nostri ambienti fisici e concettuali”. Yoshua Bengio, tra i padri fondatori dell’IA, ha lanciato un nuovo allarme: stiamo andando dritti verso l’estinzione umana. I sistemi avanzati potrebbero evolvere in direzioni non allineate agli interessi umani, fino a minacciare la democrazia e la sopravvivenza stessa dell’umanità.

La tecnologia IA generativa ChatGpt ha introdotto una lingua computazionale che riconfigura in modo nuovo parola e pensiero. Ormai lo scenario dell’innovazione IA si presenta con tante luci, ma anche tante opacità. Nel 2026 siamo arrivati alla generazione di GPT6 di OpenAI.

Responsabilità etica e futuro

Di fronte a queste evoluzioni di una tecnologia che per la prima volta nella storia dell’umanità incide sul pensiero delle persone, fino a sostituirlo in quelle più giovani e fragili, chiediamoci: siamo tutti chiamati a esercitare una responsabilità etica? Ricercatori del Media Lab del Massachusetts Institute of Technology hanno ottenuto risultati allarmanti sugli impatti cognitivi e pratici dell’IA: gli utenti di ChatGPT hanno avuto il coinvolgimento cerebrale più basso. Allora la domanda: con l’attuale IA, la società va verso un nuovo Umanesimo o un Transumanesimo? Adesso la domanda che si possa andare verso un Transumanesimo è condivisa ed è ricorrente da quando Papa Leone XIV ha affrontato con l’Enciclica “Magnifica humanitas” i problemi dell’impatto dell’IA nella società. Il suo incipit: “La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme”. E poi Papa Leone sottolinea: “La persona non è algoritmo”.

Per realizzare questo obiettivo servirà la volontà di noi tutti, ovvero di una politica che sia capace di futuro. Un grande testimone, un Padre della Patria che aveva questa visione, è stato Alcide De Gasperi che ha consegnato a tutti questo suo monito: “Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista alle prossime generazioni”.

Antonino Giannone*

Antonino Giannone*

Fellowship AI and Ethics ICELab Politecnico di Torino, Presidente Umanesimo ed Etica per la Società Digitale, già Presidente CTS Fondazione Democrazia Cristiana/ Fiorentino Sullo

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