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Il Papa invoca Dio per illuminare chi decide la pace
Papa Leone XIV

Leone XIV: “Le guerre impoveriscono e danneggiano il mondo”. L’appello per lo Yemen

All’Angelus il Pontefice chiede la fine delle ostilità a Taiz e ricorda le vittime dell’attentato in Giordania. Il richiamo al dialogo alla vigilia dell’incontro interreligioso di Assisi, a quarant’anni dall’iniziativa di Giovanni Paolo II
lunedì, 26 Ottobre 2026
2 minuti di lettura

«Mai come oggi è evidente che le guerre, oltre a seminare morte e distruzione, impoveriscono e danneggiano il mondo». È il duro monito di Leone XIV al termine dell’Angelus di ieri, dalla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano, davanti ai fedeli e ai pellegrini riuniti in piazza San Pietro. Il Pontefice ha rinnovato l’invito alla preghiera per la pace e richiamato l’importanza del dialogo come risposta ai conflitti: «Che il Signore ispiri scelte di dialogo e di pace», ha auspicato. Le sue parole precedono l’appuntamento del 27 ottobre ad Assisi, dove i Capi delle Chiese e i leader religiosi si riuniranno nel quarantesimo anniversario dell’Incontro convocato da San Giovanni Paolo II: «Continuiamo insieme a pregare per la pace», ha esortato il Papa, con l’invito a unirsi spiritualmente ai partecipanti all’iniziativa.

La crisi nello Yemen

Particolare attenzione è stata riservata alla situazione umanitaria nello Yemen, soprattutto nella città di Taiz, dove la popolazione soffre per la carenza di cibo, acqua e assistenza sanitaria: «Seguo con preoccupazione la grave situazione umanitaria nello Yemen, in particolare nella città di Taiz, dove la popolazione soffre per la mancanza di cibo, acqua e cure mediche», ha dichiarato il Santo Padre. Da qui l’appello alla cessazione delle ostilità e alla tutela delle popolazioni coinvolte nei conflitti della regione: «Rivolgo un accorato appello affinché cessino le ostilità e venga garantito al popolo yemenita e a tutti i popoli della regione di vivere nella pace», ha affermato Prevost.

L’attentato in Giordania

Il Vescovo di Roma ha rivolto un pensiero anche alle vittime dell’attentato terroristico avvenuto venerdì contro i fedeli della chiesa ortodossa di St. George ad Harmoud, in Giordania: «Assicuro la mia preghiera per quanti sono rimasti uccisi e feriti venerdì scorso», le parole del Santo Padre, che ha espresso solidarietà alla comunità colpita e all’intero Paese. Leone XIV ha inoltre ricordato la Giordania come una realtà caratterizzata dalla pacifica convivenza e dal rispetto tra le diverse religioni.

L’Angelus

Prima dei richiami alla situazione internazionale il Pontefice ha dedicato la riflessione domenicale al Vangelo di Matteo incentrato sui due comandamenti dell’amore verso Dio e verso il prossimo: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente», ha ricordato Leone XIV, citando la risposta di Gesù al dottore della Legge. Il Papa ha spiegato che il rapporto con Dio non può ridursi alla conoscenza della sua esistenza, ma richiede una relazione personale fondata sull’amore: «Non si può, infatti, amare “a comando”», ha precisato, poiché l’amore autentico nasce dalla risposta dell’uomo a quello di Dio. Al primo comandamento, Cristo ne affianca un secondo: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».

Secondo il Pontefice i due precetti sono inseparabili. Il rapporto con Dio trova infatti espressione nell’attenzione verso gli altri, nella carità e nella capacità di superare l’egoismo. A sostegno della riflessione Prevost ha richiamato anche Santa Teresa di Gesù Bambino e il valore dell’amore nella vita della Chiesa.

L’invito a un cuore nuovo

Nella parte conclusiva della meditazione il Leone ha invitato i fedeli a chiedere la grazia di un cuore capace di accogliere il comandamento dell’amore e di tradurlo nella vita quotidiana: «Non possiamo amare veramente Dio senza che questo amore straripi nell’amore verso i fratelli e le sorelle», ha sottolineato prima di affidare l’invocazione all’intercessione della Vergine Maria. Al termine dell’Angelus Sua Santità ha salutato i pellegrini presenti in piazza San Pietro, tra i quali gruppi provenienti dalla Spagna, dall’Irlanda e dalla Polonia, i dirigenti del Cerimoniale di alcuni ministeri e uffici governativi italiani, i membri dell’associazione ‘Solidarietà in Buone Mani’ di Castiglion Fiorentino e un gruppo di settantenni di Concorezzo.

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