
A Saint Vincent, dal 2 al 4 ottobre prossimi, torna il tradizionale convegno che riunisce i rappresentanti delle forze politiche moderate, eredi della grande tradizione cattolica democratica della DC. L’occasione prende spunto dalla presentazione dell’ultimo libro di Gianfranco Rotondi, dall’eloquente titolo: “Il Partito Italiano – Dalla DC a Berlusconi e Meloni”, che darà il via alla due giorni di dibattiti e confronti tra autorità istituzionali, imprenditori e rappresentati della politica, organizzati e promossi dalla Fondazione per la Tutela e la Valorizzazione della Figura del Giornalista.
La tesi centrale dell’opera sostiene l’esistenza di un “partito italiano”, non identificabile in un partito fisico, quanto piuttosto in una modalità politica ricorrente, che nel tempo ha assunto diverse forme storiche: prima la Democrazia Cristiana (DC), poi il centrodestra berlusconiano, infine l’attuale governo Meloni. Si tratta della coalizione conservatrice-moderata, che ha rappresentato il blocco antisinistra per decenni.
Il libro, poi, ripercorre le tappe fondamentali dell’evoluzione del “partito italiano”, dalla fine degli Anni ’70-inizi Anni ’80, quando si avviò la crisi della DC, fino ai giorni nostri, passando per la transizione al centrodestra berlusconiano (1994-2011), il fallimento di Martinazzoli (1992-1994), l’eclissi del berlusconismo (2011-2022) e l’avvento di Giorgia Meloni (2022-2026).
Secondo Rotondi la fine della Dc fu determinata dalla incapacità di adattarsi al sistema maggioritario, rimanendo arroccata sulle sue posizioni centriste, e che il 2026 deve rappresentare la riconciliazione democristiana, ossia la fine della “guerra dei trent’anni” fra i democristiani scissi nel 1995. Non è più conveniente, sostiene l’autore del libro, accusarsi reciprocamente di tradimento, accettando la divisione fra DC di sinistra (oggi nel PD con Franceschini) e DC di destra (con Rotondi).
Quattro le tesi chiave contenute nel libro:
- 1) il “Partito Italiano” non è un’entità formale, ma la ricorrenza di una coalizione elettorale moderata, conservatrice e, soprattutto, inclusiva, che ha rappresentato la maggioranza degli italiani in contrasto con la sinistra;
- 2) l’importanza della Leadership: la DC aveva De Gasperi, Zaccagnini, Andreotti; Berlusconi aveva il carisma imprenditoriale; Meloni ha una leadership inclusiva che trascende FDI;
- 3) la continuità vs. le differenze. Mentre le forme cambiano (DC – Centrodestra Berlusconi -Meloni), le coordinate politiche restano: ordine, stabilità, difesa dell’Occidente, cattolicesimo sociale. In altre parole, la continuità è più forte delle differenze;
- 4) il problema irrisolto di una Italia che ha un blocco conservatore stabile (il “partito italiano”), ma non ha ancora trovato una modalità moderna e credibile di organizzazione politica dopo il declino della DC.
A discuterne tra gli altri il ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti, il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica dell’Italia, Gilberto Pichetto Fratin, il Segretario dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati e responsabile nazionale dell’organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli e, in video collegamento, il Ministro dell’interno della Repubblica Italiana, Matteo Piantedosi. Chiuderà i lavori in video collegamento la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.





