La fragile pace che aveva messo fine alla devastante guerra del Tigray è stata spezzata mercoledì, quando le forze della regione settentrionale hanno lanciato una grande offensiva contro il governo federale, secondo quanto dichiarato da un alto funzionario etiope. Una mossa che rischia di trascinare l’intero Corno d’Africa in una nuova spirale di violenza.
I leader del Tigray hanno definito l’operazione una “guerra difensiva”, sostenendo che il governo del primo ministro Abiy Ahmed avrebbe intensificato “l’invasione” contro la popolazione tigrina attraverso “vari metodi”.
La retorica è tornata quella dei giorni più bui del conflitto iniziato nel 2020, quando lo scontro tra il Tigray People’s Liberation Front (TPLF) e le forze federali provocò centinaia di migliaia di morti, prima che l’Accordo di Pretoria, mediato dall’Unione Africana, venisse firmato nel novembre 2022.
La nuova fiammata arriva dopo mesi di tensioni crescenti, culminate domenica con l’annuncio che il TPLF aveva formato una alleanza con sei gruppi armati provenienti da diverse regioni del Paese, con l’obiettivo dichiarato di rovesciare il governo di Abiy Ahmed. Secondo Getachew Reda, consigliere di Abiy ed ex dirigente del TPLF, le forze tigrine avrebbero sequestrato aeroporti federali nella regione e lanciato un’“offensiva totale” contro posizioni governative nelle regioni confinanti di Afar e Amhara.
Ethiopian Airlines ha immediatamente sospeso i voli verso il Tigray. Le autorità federali e il TPLF non hanno rilasciato commenti ufficiali, mentre la comunità internazionale ha reagito con crescente allarme. Il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Mahmoud Ali Youssouf, ha chiesto una de-escalation immediata e colloqui diretti, invitando i Paesi vicini a non alimentare ulteriormente il conflitto.
Anche gli Stati Uniti hanno espresso preoccupazione: l’ambasciatore Ervin J. Massinga ha accusato la leadership tigrina — già colpita da sanzioni statunitensi — di “impegnarsi in una lotta impossibile da vincere”, sollecitando un ritorno al dialogo politico. Gli analisti avvertono che una ripresa della guerra potrebbe espandersi rapidamente, sovrapponendosi al conflitto in Sudan, che dal 2023 ha coinvolto attori regionali e internazionali, generando quella che l’ONU definisce la più grande crisi umanitaria del mondo.





