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Mattarella: “Senza pace a rischio l’economia mondiale”

Dal Forum di Cernobbio il richiamo contro il ritorno delle politiche di potenza. Il Capo dello Stato difende l’Unione europea: “Successi indiscutibili, talvolta invidiati e osteggiati”
sabato, 5 Settembre 2026
2 minuti di lettura

Senza pace e regole condivise anche la crescita economica rischia di diventare più fragile. Sergio Mattarella ha scelto il Forum di Cernobbio per legare le tensioni internazionali alle prospettive dell’economia mondiale e per mettere in guardia dal ritorno delle politiche di potenza. Nel messaggio inviato ieri all’apertura dei lavori di ‘The European House – Ambrosetti’, il Presidente della Repubblica ha difeso il multilateralismo e ha indicato nell’Unione Europea un’esperienza da preservare e rilanciare: i suoi successi, ha scritto, sono “indiscutibili” e proprio per questo “talvolta, invidiati e osteggiati”.

Il rischio di tornare indietro

Lo scenario descritto dal Capo dello Stato è partito da una contraddizione. Le grandi questioni del nostro tempo chiedono più cooperazione tra i Paesi, mentre sulla scena internazionale riemergono logiche che sembravano appartenere al passato. Cambiamento climatico, pandemie, risorse energetiche, alimentari e idriche, Intelligenza Artificiale: sono sfide che nessuno Stato può affrontare da solo. Eppure, ha osservato Mattarella, torna a farsi strada “una pretesa predatoria delle risorse esistenti”, insieme alla minaccia o all’uso della forza per imporre le proprie ragioni. È una concezione della sicurezza nella quale qualcuno pensa di potersi proteggere a spese degli altri. Una “visione coercitiva dell’interdipendenza” che, ha avvertito il Presidente, riporta “a epoche coloniali, facendo retrocedere la storia della civiltà umana”.

Il prezzo della guerra

Il punto, per Mattarella, non è soltanto politico. Guerre e contrapposizioni presentano un conto che investe persone, società ed economie. Il Presidente ha ricordato i costi “umani, politici, economici, sociali” del disordine e dei conflitti e ha messo in discussione la stessa idea che dalle prove di forza possano nascere vincitori. Politiche di potenza e guerre, ha spiegato, rivelano piuttosto una “mancanza di visione del futuro” e non portano “alcun autentico beneficio né ai presunti vincitori né ai soccombenti”.

Da qui la necessità di difendere l’ordine multilaterale nato dopo la Seconda guerra mondiale, senza però considerarlo immutabile. Quel sistema, ha aggiunto Mattarella, ha favorito pacificazione, indipendenza ed emancipazione economica e sociale in vaste aree del mondo. Oggi deve essere adattato a una realtà profondamente cambiata.

L’Europa e i suoi “successi indiscutibili”

È in questo passaggio che il Presidente ha portato il discorso sull’Europa. L’Unione resta, nelle sue parole, la più evidente esperienza al mondo di condivisione della sovranità tra Paesi che per secoli si sono combattuti: “I suoi successi sono indiscutibili – e per questo, talvolta, invidiati e osteggiati – al pari della sua attrattività, tuttora intensa e vitale”. Il Presidente ha rivendicato un modello che ha messo insieme pace, diritti e prosperità e che nei rapporti con il resto del mondo ha cercato partenariati fondati sul reciproco beneficio. Una strada opposta alla “logica del più forte” e al “profitto di rapina come unico parametro”.

L’Europa, però, non può limitarsi a difendere ciò che ha costruito. Mattarella ha chiesto iniziativa e capacità di cambiare. Servono interventi nel funzionamento delle istituzioni, nella loro composizione, nei tempi delle decisioni e nelle priorità. Per il Capo dello Stato sono passaggi “necessari e urgenti” se l’Unione vuole avere un peso nel nuovo scenario internazionale.

“L’attuale contesto non ammette indugi”

Il messaggio di Cernobbio si è chiuso sul rapporto tra pace ed economia: “L’attuale contesto internazionale non ammette indugi”, ha ammonito Mattarella. Occorre riportare la convivenza pacifica al centro dei rapporti tra gli Stati, dentro un sistema di regole riconosciuto e rispettato. Non è soltanto una questione di equilibri diplomatici. In assenza di questo presupposto, ha concluso il Capo dello Stato, “sono messe a dura prova le stesse prospettive di un’economia mondiale prospera e in crescita costante e duratura”.

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