La senatrice della California Aisha Wahab servirà il resto del mandato dell’ex deputato Eric Swalwell, dopo aver vinto giovedì le elezioni speciali nel 14° distretto congressuale. Progressista, cresciuta in affidamento e già prima afghano‑americana eletta a una carica pubblica negli Stati Uniti, Wahab entra ora in Congresso in un momento politicamente delicato per i democratici. La sua elezione, celebrata dal partito come simbolo di inclusione e rinnovamento, arriva infatti a 25 anni dagli attentati dell’11 settembre, quando i talebani di Osama Bin Laden offrirono rifugio e sostegno alla rete responsabile dell’attacco alle Twin Towers.
Un capitolo che, nel clima politico attuale, sembra essere stato quasi rimosso dal dibattito democratico, nonostante il peso storico e le implicazioni di lungo periodo sulla sicurezza nazionale. Wahab ha sconfitto la direttrice della Bay Area Rapid Transit Melissa Hernandez, nonostante un’ondata di finanziamenti esterni contrari alla sua candidatura. La neo-deputata ha costruito la sua immagine politica su temi come l’accesso alla casa e la lotta alle discriminazioni, inclusa la proposta di legge del 2023 contro la discriminazione basata sulla casta.
La campagna è stata segnata anche dal dibattito sulla guerra a Gaza: in un forum di aprile, Wahab ha risposto “sì” quando le è stato chiesto se considerasse “genocidio” la situazione dei palestinesi. Le due candidate si affronteranno nuovamente a novembre per il mandato completo di due anni. Intanto, la vittoria di Wahab viene letta dai democratici come un segnale di rinnovamento generazionale e culturale. Ma il contesto storico rimane complesso: celebrare l’ascesa politica di una figura afghano‑americana senza ricordare il ruolo dei talebani negli eventi dell’11 settembre evidenzia una tensione interna nel partito, tra memoria storica e narrativa progressista. Un equilibrio che, a un quarto di secolo dagli attacchi, continua a influenzare la politica americana.





