Solo nel 2024, con le Olimpiadi di Parigi, si è raggiunta la parità di genere tra gli atleti. Un traguardo storico che racconta molto del percorso delle donne nello sport. Negli ultimi vent’anni la presenza femminile nelle pratiche sportive è cresciuta in maniera esponenziale. Conseguentemente, l’interesse per lo sport femminile è salito del 50% rispetto al passato, come documenta il Global Sports Report 2025 di Nielsen. E le prospettive per il 2026 sono ancora più rosee, con ricavi dagli sport femminili che prevedibilmente supereranno i 2,35 miliardi di dollari. Nonostante i progressi, però, la vera parità è ancora lontana. I dati, infatti, testimoniano le molte vittorie, ma anche i problemi che continuano a caratterizzare questo mondo, a partire dalla copertura mediatica fino ai compensi, che restano nettamente inferiori rispetto alle controparti maschili.
Ogni anno le donne che praticano lo sport sono in numero crescente, in maniera lenta ma costante. Secondo i dati ISTAT 2023 sull’attività sportiva italiana la percentuale di donne tesserate è del 31,5%. Negli Stati Uniti, però, i numeri raccontano una storia migliore, come dimostra un’indagine NFHS sulla partecipazione alle pratiche sportive delle scuole superiori. Le statistiche evidenziano che le ragazze che si dedicano allo sport sono più di 3,5 milioni, con un aumento anche in attività tradizionalmente considerate di appannaggio maschile, come il calcio e il basket.
La questione visibilità
I veri problemi sorgono, però, per quanto riguarda la visibilità, i compensi ricevuti e gli stereotipi che coinvolgono le atlete. Tre elementi profondamente intrecciati. Senza una copertura mediatica adatta non si trovano sponsor, i fondi sono limitati e, di conseguenza, i compensi salariali rimangono più bassi rispetto a quelli degli atleti.
Secondo uno studio condotto dall’Unesco, soltanto il 4% della copertura mediatica sportiva globale è dedicata al settore femminile. Inoltre, una ricerca pubblicata dall’Osservatorio di Pavia per l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali e l’Università degli Studi di Milano-Bicocca ha riportato che in Italia le notizie relative alle atlete nei notiziari sportivi televisivi si attesta intorno all’8-10%, tranne in caso di eventi come le Olimpiadi o i Mondiali di calcio femminile. E quand’anche i media parlino di atlete lo fanno spesso in maniera errata o problematica, soffermandosi su aspetti legati all’aspetto fisico o alla vita privata, piuttosto che sulla prestazione svolta, unico dato rilevante. Questo accade raramente al maschile, contribuendo a perpetuare una visione sbagliata dello sport femminile.
Gender pay gap
I compensi rappresentano un altro tasto dolente. Numerosi dati degli ultimi anni dimostrano, per esempio, che nel calcio maschile per i campionati europei ogni giocatore viene pagato in media 1,5 milioni di euro all’anno, mentre nel calcio femminile le atlete raggiungono uno stipendio di 40 mila euro l’anno, cifra che in Italia è spesso più bassa. Questo divario ha le sue radici nella tradizione popolare di questo sport, da sempre giocato dagli uomini, e nell’esposizione mediatica. Più uno sport è seguito e più attirerà investimenti in grado di generare stipendi maggiori. Attualmente, uno dei pochi sport che ha introdotto la parità nei premi è il tennis, per cui, in tornei come Wimbledon, Roland Garros e US Open, la cifra per la vittoria è la stessa per tutti, indipendentemente dal genere.
Gli stereotipi duri a morire
Nonostante i progressi, le donne continuano a fare i conti con stereotipi radicati. Ancora oggi c’è chi le considera non adatte o prive del fisico e delle competenze necessarie per alcune discipline. Eppure, queste barriere non ne hanno frenato l’ascesa. Sempre più atlete si affermano in sport tradizionalmente maschili come rugby, MMA e motorsport, spinte anche da iniziative dedicate come la Formula 1 Academy, il campionato femminile di monoposto lanciato nel 2023 per favorire l’ingresso delle giovani nel settore.
Fortunatamente il pubblico si evolve e cambiano le generazioni. Se, purtroppo, da un lato esiste ancora chi continua a perpetrare pregiudizi e stereotipi, dall’altro sempre più persone si stanno appassionando allo sport femminile, aumentando la popolarità di atlete che per anni sono state nell’ombra. L’impatto di questi cambiamenti, seppur lento, è significativo anche per tutte quelle bambine che finalmente possono vedersi più rappresentate.
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