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Sanità e l’effetto Regioni. Curarsi in Italia: un diritto tradito dalle disuguaglianze territoriali

Sanità e l’effetto Regioni. Curarsi in Italia: un diritto tradito dalle disuguaglianze territoriali

Si allarga il divario tra le Regioni. Senza una regia nazionale e un forte investimento sulla prevenzione, il Servizio sanitario rischia di perdere la sua missione costituzionale
domenica, 22 Febbraio 2026
2 minuti di lettura

C’è un dato che più di altri racconta la crisi della sanità pubblica italiana: la spesa sanitaria pagata direttamente dalle famiglie ha raggiunto il 24% del totale, ben oltre la media europea. Significa che quasi un quarto del costo delle cure grava sulle tasche dei cittadini.

E non è tutto: l’8,6% dei nuclei familiari affronta spese considerate insostenibili, mentre tra il 9 e il 10% della popolazione dichiara di aver rinunciato o rinviato cure necessarie per motivi economici, per le lunghe attese o per difficoltà di accesso. Tra le fasce sociali più fragili, la percentuale supera il 20%.

Sono numeri contenuti nel Rapporto “Sussidiarietà e… salute”, presentato alla Camera dei deputati dalla Fondazione per la Sussidiarietà insieme a numerose realtà accademiche e della società civile. Ma al di là delle statistiche, il messaggio è chiaro: il Servizio sanitario nazionale sta smarrendo il principio di uguaglianza su cui è nato. Non si tratta solo di liste d’attesa troppo lunghe. Il problema è più profondo e riguarda l’accessibilità reale ai servizi.

Cure e reddito, serve prevenzione

La salute, oggi, in merito alla prevenzione è una questione di reddito, inoltre, a rendere più fragile il sistema è l’invecchiamento. In Italia circa quattro milioni di over 65 non autosufficienti richiedono assistenza; oltre 5,5 milioni di anziani vivono soli; quasi un milione è in povertà assoluta e il 14% è a rischio di isolamento sociale.

Sul piano finanziario, il quadro non è meno preoccupante. Dal 2010 al 2019 il sistema ha subito tagli cumulati per circa 37 miliardi di euro. Intanto la spesa privata cresce: la quota a carico delle famiglie è passata dal 18,6% del 1980 al 25,7% del 2023. Siamo già al limite oltre il quale sono a rischio uguaglianza e accessibilità alle cure.

Regione che vai sanità che trovi

Ma il vero nodo politico e istituzionale è un altro: la sanità italiana non può più essere raccontata come un blocco unico. Le statistiche nazionali rischiano di nascondere una realtà frammentata.

Esistono Regioni capaci di garantire servizi efficienti, tempi certi, qualità delle prestazioni. E altre in cui il sistema è carente, inadeguato, incapace di rispondere in modo tempestivo e appropriato ai bisogni dei cittadini.

Il diritto alla salute, non può dipendere dal luogo di residenza. La frammentazione regionale, se non accompagnata da una forte regia nazionale, produce disparità evidenti.

Il Servizio torni allo Stato

Per imprimere una svolta è necessario e urgente restituire alla sanità un ruolo realmente nazionale, superando localismi e disomogeneità. Servono standard uniformi, controlli stringenti, livelli essenziali di assistenza garantiti in modo effettivo su tutto il territorio.

La svolta è intervenire prima

C’è poi un fronte decisivo: la prevenzione. Il nostro modello resta sbilanciato sulla cura più che sulla prevenzione. Eppure è proprio la prevenzione a rappresentare l’investimento più efficace, soprattutto in un Paese che invecchia. Oggi chi dispone di maggiori risorse economiche può permettersi check-up periodici, esami diagnostici, controlli specialistici.

Può intercettare per tempo una patologia ed evitare complicazioni gravi. Chi non ha disponibilità economiche, invece, rischia di rinunciare non solo ai controlli preventivi ma anche alle cure adeguate, arrivando alla diagnosi quando la malattia è già in fase avanzata.

Necessario riequilibrare

È qui che si consuma la frattura più inaccettabile: la prevenzione come privilegio e non come diritto. Una sanità pubblica moderna deve investire in programmi di screening accessibili a tutti, in campagne di educazione sanitaria, in medicina territoriale capillare. Prevenire significa salvare vite, migliorare la qualità dell’esistenza, ridurre i costi futuri per il sistema.

Riequilibrare il Servizio sanitario nazionale non è solo una questione di bilanci, ma di giustizia sociale e di coesione del Paese.

La missione del SSN è curare

Una sanità efficiente, rapida e sicura non è un lusso: è una priorità strategica. Incide sulla qualità della vita, sulla produttività, sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Se la salute torna a essere davvero un diritto universale – uguale da Nord a Sud, indipendente dal reddito – allora il Servizio sanitario nazionale potrà ritrovare la sua missione originaria. Altrimenti, continueremo a vivere in un’Italia divisa, dove curarsi non è più una garanzia, ma una possibilità.

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