A Bruxelles il Coreper ha discusso il ventesimo pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia. Il testo rivisto è stato considerato “un passo avanti” dalla maggioranza degli Stati membri. Restano alcune riserve, ma l’obiettivo della presidenza cipriota è raggiungere un accordo entro il 24 febbraio.
Il nuovo pacchetto includerebbe ulteriori restrizioni contro il settore della difesa russo, misure su componenti a duplice uso e nuove sanzioni individuali contro funzionari e società ritenute coinvolte nello sforzo bellico di Mosca.
Il premier ungherese Viktor Orban ha però ribadito il suo veto sul prestito europeo da 90 miliardi per Kiev: “Finché l’Ucraina bloccherà l’oleodotto Druzhba, l’Ungheria bloccherà il prestito di guerra ucraino.
Non possiamo essere ricattati”. Nelle stesse ore la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha partecipato al summit dei “Volenterosi”, ribadendo il sostegno italiano a Kiev e la necessità di mantenere la pressione su Mosca.
Zelensky: “Prepariamo i futuri incontri”
Parallelamente sul piano politico l’ex primo ministro ucraino Mykola Azarov ha dichiarato alla Tass che “i negoziati con l’Ucraina devono proseguire, ma un compromesso deve soddisfare gli obiettivi della Russia”, sottolineando l’elevato costo del conflitto.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato preparativi per nuovi colloqui. “Ci stiamo preparando intensamente per i futuri incontri con le parti americana e russa”, ha scritto su X.
“L’Ucraina è impegnata per il successo dei negoziati e per la natura costruttiva degli incontri”. Ha inoltre ringraziato il team del presidente Donald Trump, citando Steve Witkoff e Jared Kushner “per aver lavorato 24 ore su 24 per creare le condizioni per una diplomazia forte”.
Zelensky ha anche riferito di un colloquio con il segretario generale della Nato Mark Rutte. “Abbiamo affrontato tutti gli aspetti chiave del nostro lavoro diplomatico e in molti ambiti le nostre opinioni sono allineate”, ha scritto, citando anche la cooperazione energetica nell’ambito dell’iniziativa Purl.
Attacchi su Odessa e Kharkiv
Intanto sul terreno l’intensità militare resta alta. Nella notte la Russia ha colpito diverse regioni ucraine con un missile balistico e 120 droni. Kiev, dal canto suo, ha attaccato in profondità il territorio russo, colpendo un impianto strategico in Udmurtia, a circa 1.400 chilometri dal confine. Secondo le autorità ucraine, Mosca ha lanciato un missile balistico Iskander e 120 droni dal territorio russo.
La difesa aerea avrebbe intercettato 106 velivoli senza pilota, ma il missile e 13 droni hanno colpito 11 siti. A Sumy tre persone sono rimaste ferite, tra cui due minori. A Odessa i droni hanno danneggiato infrastrutture urbane, quattro edifici residenziali e una scuola, con due feriti e diversi incendi.
Nella regione di Kharkiv, a Malynivka, tre persone sono morte sotto le macerie di un magazzino colpito da un raid russo, mentre altre due sono rimaste ferite.
Allerta aerea anche a Kiev e in altre regioni per la minaccia di armi balistiche. A Chuhuiv, nell’oblast di Kharkiv, un drone ha danneggiato un ospedale e un edificio residenziale. “Oggi alle 8:46 un drone russo ha colpito un’area aperta nel centro della città”, ha scritto su Telegram la sindaca Halyna Minaeva, precisando che non ci sono vittime.
Il ministero della Difesa russo ha annunciato la conquista del villaggio di Karpovka nel Donetsk. “A seguito di operazioni attive, le unità del gruppo Zapad hanno liberato il villaggio di Karpovka”, si legge nella nota.
Kiev colpisce la fabbrica dei missili Iskander
L’Ucraina ha attaccato un sito industriale nella Repubblica russa di Udmurtia. Secondo il ministro della Salute locale, 11 persone sono rimaste ferite. Il canale russo Astra ha riferito che è stato colpito l’impianto di Votkinsk, che produce missili balistici Iskander, Topol M e Oreshnik, un progetto strategico del ministero della Difesa russo.
Lo stabilimento, soggetto a sanzioni di Stati Uniti, Regno Unito, Unione Europea, Svizzera, Australia, Giappone e Ucraina, si trova a quasi 1.500 chilometri dal confine ucraino. Si tratta di uno dei raid ucraini più in profondità nel territorio russo dall’inizio del conflitto.
Il governatore dell’Udmurtia ha confermato un attacco “in una delle strutture”, parlando di “danni e feriti”. Dopo il raid sono state sospese le operazioni in diversi aeroporti russi, tra cui Izhevsk.



