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Inflazione in lieve risalita, famiglie più prudenti nei consumi

A dicembre i prezzi tornano all’1,2% e il carrello della spesa accelera. Cresce il potere d’acquisto, ma il risparmio sale ai massimi dal 2009 mentre il deficit/Pil raggiunge il 3,4%
giovedì, 8 Gennaio 2026
2 minuti di lettura

L’inflazione ha chiuso il 2025 con un lieve rialzo, ma senza scossoni. A dicembre l’aumento dei prezzi al consumo su base annua si è attestato all’1,2%, tornando sul livello di ottobre dopo il rallentamento registrato a novembre. È uno dei dati che è emerso dall’ultima rilevazione dell’Istat, che ha consentito di tracciare un bilancio dell’andamento dei prezzi e, più in generale, delle condizioni economiche delle famiglie italiane. Guardando all’intero anno, l’inflazione media del 2025 si è collocataall’1,5%. In termini pratici significa che, mediamente, un paniere di beni e servizi che costava 100 euro nel 2024 è arrivato a costarne 101,5. Un aumento contenuto, soprattutto se confrontato con le tensioni ben più forti vissute negli anni precedenti, ma sufficiente a incidere sulle scelte quotidiane di spesa.

Carrello della spesa

Il segnale più evidente è arrivato dal cosiddetto ‘carrello della spesa’, che comprende alimentari, prodotti per la cura della casa e della persona. A dicembre il suo costo è cresciuto del 2,2% su base annua, in accelerazione rispetto al +1,5% di novembre. È l’indicatore che meglio fotografa la percezione dell’inflazione da parte delle famiglie, perché riguarda acquisti frequenti e difficilmente rinviabili. Un esempio concreto: pane, latte, pasta o detergenti incidono più spesso sul portafoglio rispetto a beni acquistati una tantum, e anche piccoli aumenti diventano subito visibili.

All’interno di questo quadro, però, non tutti i prezzi si muovono nella stessa direzione. Alcune voci, come l’energia regolamentata, continuano a mostrare andamenti più favorevoli, contribuendo a contenere l’inflazione complessiva. Altre, come i servizi legati ai trasporti o alcuni alimentari, hanno invece spinto leggermente verso l’alto l’indice generale. Il risultato finale è una dinamica dei prezzi moderata, ma non uniforme.

Se si sposta lo sguardo dai prezzi ai redditi, il quadro cambia. Nel terzo trimestre del 2025 il potere d’acquisto delle famiglie risulta in crescita. In altre parole, i redditi disponibili aumentano più dell’inflazione, consentendo un recupero in termini reali. Questo non significa automaticamente più spesa. Anzi, i dati mostrano che le famiglie hanno scelto in larga misura la strada della prudenza.

Propensione al risparmio

La propensione al risparmio, infatti, ha toccato nel terzo trimestre il livello più alto dal 2009, escludendo la parentesi eccezionale del periodo Covid. Un segnale chiaro: anche quando il reddito cresce, una parte significativa viene accantonata invece di essere destinata ai consumi. Un comportamento che si può tradurre, a esempio, nel rinviare l’acquisto di un’auto, nel limitare le spese per il tempo libero o nel mettere da parte risorse per far fronte a spese future.

Questo atteggiamento si riflette in una crescita dei consumi più debole rispetto a quella dei redditi. Le famiglie sembrano muoversi in equilibrio tra una situazione economica migliorata e un clima di incertezza che spinge a non abbassare la guardia. Il risparmio diventa così una forma di tutela, più che una semplice rinuncia.

Sul piano macroeconomico resta aperto il tema dei conti pubblici. Nel terzo trimestre del 2025 il rapporto tra deficit e Pil è salito al 3,4%. È un dato che non entra direttamente nel carrello della spesa, ma che pesa sulle prospettive complessive del Paese, perché indica un aumento dello squilibrio tra entrate e uscite dello Stato. Un contesto che può influenzare le scelte future di politica fiscale e di sostegno all’economia.

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