L’emergenza del riciclo della plastica arriva sul tavolo del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica con una richiesta di interventi immediati. Utilitalia e Anci lanciano l’allarme sulla situazione della filiera italiana, che definiscono senza precedenti, e avvertono che la crisi rischia di compromettere non solo il sistema del recupero dei materiali, ma anche la continuità del servizio pubblico di raccolta differenziata e il raggiungimento degli obiettivi europei di economia circolare.
Il tema è stato al centro del Tavolo di monitoraggio dedicato ai rifiuti plastici convocato dal Mase. Secondo le due associazioni, la criticità non riguarda esclusivamente il comparto dei rifiuti, ma investe la politica industriale nazionale ed europea. Senza misure mirate, infatti, la congestione della filiera potrebbe estendersi rapidamente dagli impianti di recupero fino ai servizi di raccolta urbana gestiti dai Comuni.
Utilitalia e Anci indicano un doppio percorso per affrontare la situazione. Da una parte chiedono provvedimenti emergenziali capaci di garantire la continuità del sistema e scongiurare il blocco della filiera; dall’altra sollecitano interventi strutturali per ricostruire condizioni di mercato che rendano nuovamente sostenibile il riciclo delle plastiche nel medio periodo.
Misure immediate
Tra le misure immediate proposte figurano l’individuazione di aree di stoccaggio straordinario per assorbire i volumi eccedenti, la concentrazione temporanea del riciclo sulle filiere che dispongono di sbocchi consolidati e un incremento limitato del recupero energetico, nel rispetto della gerarchia europea dei rifiuti. Le associazioni chiedono inoltre che i costi aggiuntivi siano coperti attraverso il sistema di responsabilità estesa del produttore (EPR), evitando ricadute economiche su Comuni e cittadini. Tra le richieste anche una valutazione di ARERA su misure straordinarie riferite al macro-indicatore R1 e il riconoscimento, a livello europeo, del carattere eccezionale delle eventuali emissioni ETS derivanti dal recupero energetico delle frazioni plastiche che non trovano sbocchi nel riciclo.
Sul fronte delle riforme di lungo periodo, Utilitalia e Anci propongono il rafforzamento dei controlli doganali e dei sistemi di tracciabilità, la piena applicazione della direttiva SUP, una revisione della Plastic Tax in chiave industriale e strumenti di sostegno all’utilizzo di plastica riciclata certificata. Le due associazioni indicano inoltre la necessità di promuovere accordi di filiera, sviluppare il riciclo chimico e le applicazioni open loop, accelerare l’approvazione del regolamento nazionale End of Waste e valorizzare il Green Public Procurement e i Criteri Ambientali Minimi per sostenere la domanda pubblica di materiali rigenerati.
Secondo Utilitalia e Anci, la crisi del riciclo della plastica richiede una visione industriale complessiva. L’obiettivo è tutelare la capacità produttiva esistente, sostenere il mercato delle materie prime seconde e impedire che le difficoltà della filiera si traducano in ripercussioni sulla gestione dei rifiuti urbani e sui servizi pubblici locali. Solo attraverso un rafforzamento della domanda di materiali riciclati, concludono le due associazioni, l’attuale fase di emergenza può trasformarsi in un’opportunità di sviluppo per l’economia circolare italiana.





