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Pierino Di Silverio, Segretario Nazionale Anaao Assomed

Anaao Assomed e Cimo Fesmed: Sanità pubblica, primo passo contro la fuga dei medici

Protocollo Sanità, Regioni e sindacati: più tutele, retribuzioni adeguate e nuove regole per il lavoro nel Ssn
martedì, 10 Febbraio 2026
1 minuto di lettura

Regioni e sindacati avviano un primo, significativo passo per arrestare l’emorragia di professionisti dal Servizio sanitario nazionale. L’Anaao Assomed e la Federazione Cimo Fesmed hanno infatti aderito al “Protocollo Sanità”, elaborato congiuntamente dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e dalle organizzazioni sindacali del comparto e della dirigenza sanitaria. Un documento che individua le azioni necessarie per rendere nuovamente attrattivo il lavoro nella sanità pubblica e invertire il trend di dimissioni e migrazione verso il settore privato e l’estero.

Le misure indispensabili

Il Protocollo contiene misure che da tempo riteniamo indispensabili per migliorare le condizioni di lavoro e le retribuzioni dei medici dipendenti del Ssn”, dichiarano Pierino Di Silverio, Segretario nazionale Anaao Assomed e Guido Quici, Presidente Cimo Fesmed. “Ora è fondamentale che questi impegni non restino sulla carta, ma vengano recepiti anche nel Ccnl 2025-2027, le cui trattative, secondo le Regioni, dovrebbero svolgersi nel corso del 2026”.

Attesa per la firma

Alla luce del via libera del Consiglio dei Ministri all’ipotesi di Ccnl 2022-2024, i due sindacati auspicano una rapida convocazione dell’Aran per la firma definitiva del contratto, così da garantire l’adeguamento delle retribuzioni. Contestualmente, chiedono una immediata pubblicazione, da parte delle Regioni, dell’atto di indirizzo per aprire il tavolo del triennio successivo, senza attendere la chiusura del contratto del comparto e senza arretramenti rispetto ai risultati già ottenuti, in particolare sul piano normativo.

Confronto Ministero-Regioni

Anaao Assomed e Cimo -Fesmed hanno inoltre sollecitato l’apertura di un tavolo di confronto con il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni per definire la futura collocazione contrattuale del personale sanitario. “È arrivato il momento”, sottolineano Di Silverio e Quici, “di discutere i nostri contratti con chi ha la reale responsabilità dell’organizzazione del lavoro e della definizione degli obiettivi della sanità pubblica: Ministero e Regioni”.

Gli interventi prioritari

Il Protocollo individua una serie di interventi prioritari, tra cui: il miglioramento delle condizioni di lavoro attraverso modelli organizzativi più flessibili, capaci di favorire la conciliazione tra vita professionale e privata, riportando il lavoro straordinario e le prestazioni aggiuntive alla loro funzione originaria; la valorizzazione economica del personale sanitario, con l’adeguamento delle retribuzioni ai livelli europei e il superamento dei tetti di spesa; la garanzia di reali percorsi di crescita professionale, attraverso una regolamentazione più efficace dell’affidamento delle strutture complesse al personale universitario e la tutela delle opportunità di carriera del personale ospedaliero; il rafforzamento delle relazioni sindacali per assicurare un’applicazione uniforme dei contratti nazionali su tutto il territorio; la revisione e semplificazione dei profili professionali, nel rispetto dei ruoli e delle competenze; il coinvolgimento attivo dei professionisti nella governance dei progetti di digitalizzazione; l’istituzione di un confronto permanente tra la Conferenza delle Regioni e le organizzazioni sindacali.

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