Le Forze armate venezuelane hanno riconosciuto ieri la Vicepresidente Delcy Rodríguez come Presidente ad interim del Paese. L’annuncio è arrivato direttamente dal Ministro della Difesa Vladimir Padrino Lopez, all’indomani della cattura dell’oramai ex Presidente Nicolas Maduro da parte delle forze statunitensi.
Il Generale ha letto un estratto della decisione della Corte Suprema di Giustizia, che ha affidato alla Rodríguez i poteri presidenziali per un periodo di 90 giorni, con il compito di garantire la continuità istituzionale. Padrino Lopez ha anche denunciato l’uccisione “a sangue freddo” di membri della scorta dell’ex Presidente durante il blitz condotto dagli Stati Uniti. In un videomessaggio trasmesso dall’emittente statale Vtv e rilanciato dalla Cnn, il Ministro ha affermato che “gran parte” della squadra di sicurezza di Maduro sarebbe stata eliminata nel corso dell’operazione, parlando di vittime tra militari e civili. Le Forze armate, ha aggiunto, assicurano la “continuità democratica” e hanno invitato la popolazione a riprendere le normali attività nel Paese.
Intanto Maduro e la moglie Cilia Flores sono stati trasferiti nella notte italiana al Metropolitan Detention Center di Brooklyn, a New York, dove si trovano ora detenuti. Secondo un primo bilancio, ancora provvisorio, almeno 40 persone tra civili e militari sono rimaste uccise nell’operazione. Il dato è stato riportato dal ‘New York Times’, che ha citato fonti venezuelane autorevoli rimaste anonime.
Decisione presa da settimane
Il quotidiano statunitense ha riferito inoltre che funzionari di Washington avevano individuato da settimane Delcy Rodrìguezcome una figura “accettabile” per una fase di transizione. Le valutazioni, secondo il giornale, sarebbero state influenzate dalla gestione dell’industria petrolifera venezuelana. Un funzionario Usa, citato in forma anonima, ha spiegato che Rodrìguez è considerata un’interlocutrice con cui “è possibile lavorare a un livello più professionale” rispetto a Maduro, pur senza indicarla come soluzione definitiva ai problemi del Paese. Da Washington sono arrivati però segnali contrastanti.
In un’intervista a ‘The Atlantic’, Donald Trump ha difeso il cambio di regime in Venezuela, spiegando che la situazione non potrebbe peggiorare rispetto a quella precedente. Trump ha però rivolto un avvertimento diretto alla nuova Presidente ad interim: se Rodríguez “non farà ciò che è giusto”, ha detto, “pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro”. Nella stessa intervista, il Presidente Usa ha rilanciato anche sulla Groenlandia, sostenendo che gli Stati Uniti “ne hanno assolutamente bisogno” perché l’isola sarebbe circondata da navi russe e cinesi.
Reazioni internazionali
Sul piano internazionale la Cina ha chiesto agli Stati Uniti il rilascio immediato di Maduro e della moglie. Un portavoce del ministero degli Esteri cinese ha espresso “grave preoccupazione” per quello che Pechino definisce un sequestro con la forza, in violazione del diritto internazionale e dei principi della Carta delle Nazioni Unite. La Cina ha invitato Washington a garantire la sicurezza personale dei detenuti, a porre fine al rovesciamento del governo venezuelano e a risolvere la crisi attraverso il dialogo e la negoziazione.
Dal Vaticano Papa Leone XIV, durante l’Angelus in piazza San Pietro, ha detto di seguire gli sviluppi della situazione in Venezuela e ha invitato a superare la violenza e a garantire sovranità nazionale, stato di diritto e rispetto dei diritti umani. Il Pontefice ha richiamato l’attenzione sulle condizioni dei più poveri, colpiti dalla crisi economica, e ha invitato alla preghiera.
In Italia
Il caso ha acceso il dibattito anche in Italia. Il Vicepremier Matteo Salvini ha scritto sui social che, pur senza rimpianti per Maduro, la soluzione delle controversie internazionali deve tornare a essere la diplomazia, richiamando le parole del Papa sulla sovranità del Venezuela e sullo stato di diritto. Di segno opposto le dichiarazioni del Responsabile Esteri del Partito democratico Peppe Provenzano, che ha definito “grave” la posizione del Premier Giorgia Meloni sulla crisi venezuelana. Provenzano ha ricordato la presenza di circa 160mila cittadini italiani nel Paese e ha indicato la possibilità per l’Italia di svolgere un ruolo di mediazione, invitando il governo a concentrarsi anche sulla liberazione di Alberto Trentini.



