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Italia senza operai specializzati: servono cinque mesi per trovarne uno

Secondo la Cgia edilizia e manifatturiero sono in affanno. Nordest, il tasso di irreperibilità supera il 56%
domenica, 31 Agosto 2025
1 minuto di lettura

Il mercato del lavoro italiano cresce, ma non trova braccia e competenze nei settori chiave. Nel 2024, secondo i dati dell’Ufficio studi della Cgia su rilevazioni Unioncamere–Ministero del Lavoro (Sistema Informativo Excelsior), su 5,5 milioni di nuovi ingressi previsti, ben 840mila hanno riguardato operai specializzati. Un lavoratore su sei, dunque. Eppure proprio questa categoria, essenziale per edilizia e manifatturiero, è la più difficile da reperire. Gli imprenditori parlano chiaro: nel 63,8% dei casi la ricerca è stata “molto difficile”, con tempi medi di selezione pari a quasi cinque mesi, record assoluto. Nessun’altra figura professionale presenta simili ostacoli. Non solo: in quattro casi su dieci il colloquio non è nemmeno partito perché non si è presentato nessun candidato.

A spiegare questo scollamento ci sono diversi fattori strutturali. Da un lato, denatalità e invecchiamento della popolazione restringono la platea di lavoratori disponibili. Dall’altro, permane lo storico divario tra competenze scolastiche e richieste delle imprese, soprattutto nei mestieri tecnici. Ma c’è anche un mutamento culturale: rispetto al periodo pre-Covid, i giovani chiedono più flessibilità, autonomia e tempo libero. Sempre meno disposti a turni lunghi o mansioni fisicamente pesanti, privilegiano impieghi che consentano un migliore equilibrio vita-lavoro. Una tendenza che, avvertono gli analisti, è destinata a consolidarsi.

I mestieri introvabili

L’elenco dei profili in carenza è lungo. Nell’edilizia mancano carpentieri, ponteggiatori, cartongessisti, piastrellisti, palchettisti e gruisti. Nel comparto legno si fatica a trovare verniciatori ed ebanisti; nel tessile servono modellisti e confezionisti; nel calzaturiero tagliatori e rifinitori. La metalmeccanica soffre in particolare per la mancanza di tornitori, fresatori, saldatori certificati e operatori di macchine a controllo numerico computerizzato. Tutti profili che richiedono competenze elevate, esperienza e precisione: elementi sempre più rari. Dal punto di vista geografico, il Nordest è l’area più in difficoltà. In Trentino Alto Adige la difficoltà di reperimento ha raggiunto il 56,5%, seguita dal Friuli Venezia Giulia (55,3%), Umbria (55%) e Veneto (51,5%). Nel Mezzogiorno, invece, la situazione appare meno tesa: in Sicilia e Campania la quota scende attorno al 41%. La media nazionale si ferma al 47,8%.

A livello provinciale la maglia nera spetta a Pordenone (56,8%), seguita da Bolzano e Trento (56,5%), Gorizia (56,1%) e Cuneo (55,9%). All’opposto, Caserta (39,3%), Salerno (38,3%) e Palermo (36,9%) risultano le piazze dove è più semplice trovare manodopera.

Assunzioni in aumento, ma squilibrate

Il paradosso è che il lavoro non manca. Tra agosto e ottobre 2025 le imprese prevedono 1,4 milioni di assunzioni. A contendersi il primato ci sono Milano (115.280 ingressi) e Roma (114.200), seguite da Napoli, Torino, Bari e Brescia. Eppure, molte di queste posizioni rischiano di restare vacanti per mancanza di profili adatti. Gli esperti avvertono: senza un forte investimento nella formazione tecnica e professionale, il mismatch rischia di frenare la ripresa. La filiera produttiva italiana, fatta di distretti e piccole imprese, non può permettersi di rinunciare a figure come saldatori o carpentieri. Alcune aziende, soprattutto le più piccole, sono costrette a rifiutare commesse o rallentare la produzione per mancanza di personale qualificato.

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