A poche ore dal voto del 27 ottobre, Israele si prepara a una delle elezioni più delicate della sua storia recente, con Benjamin Netanyahu chiamato a difendere ancora una volta la propria leadership. A contendergli il governo è soprattutto Gadi Eisenkot, 66 anni, ex capo di Stato maggiore dell’esercito e leader del partito centrista Yashar, indicato da diversi sondaggi come il principale rivale del Likud.
Militare di carriera, Eisenkot ha trascorso gran parte della vita nelle forze armate. Nato a Tiberiade da una famiglia ebraica di origine marocchina e cresciuto a Eilat, entrò nella brigata Golani, percorrendo tutti i gradini della gerarchia fino alla nomina a capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, incarico ricoperto dal 2015 al 2019. Un profilo molto diverso da quello di Netanyahu: meno abile nella comunicazione, poco incline alla teatralità politica e sostenuto soprattutto da un’immagine di sobrietà e competenza.
La sua storia personale si è intrecciata drammaticamente con la guerra seguita all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Entrato nel gabinetto di guerra guidato da Netanyahu senza porre condizioni politiche, Eisenkot lo lasciò otto mesi più tardi, accusando il premier di non aver elaborato una strategia complessiva. Nel frattempo il conflitto aveva colpito direttamente la sua famiglia: suo figlio Gal, 25 anni, e due suoi nipoti furono uccisi durante la guerra.
Sul passato militare dell’ex generale, tuttavia, non mancano le critiche. Eisenkot viene considerato corresponsabile delle scelte strategiche che precedettero il 7 ottobre e della convinzione che Hamas potesse essere contenuto. Per i suoi sostenitori resta invece uno degli ufficiali israeliani più autorevoli degli ultimi decenni.
La vera partita comincerà comunque dopo le urne. Nel sistema israeliano conquistare più seggi non significa automaticamente governare: servirà una maggioranza di almeno 61 deputati alla Knesset. Ed è proprio sulla capacità di costruire una coalizione che si deciderà l’ennesima sfida politica di Netanyahu e, forse, l’ascesa del generale diventato il volto del fronte anti-Bibi.





