Un nuovo intervento legislativo per contrastare le violenze nelle manifestazioni e rafforzare gli strumenti a disposizione delle forze dell’ordine. È questa la direzione emersa dal vertice sull’ordine pubblico convocato ieri dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, dopo gli episodi di violenza registrati nei giorni scorsi in diverse città italiane. L’esecutivo punta a definire una risposta normativa che potrebbe arrivare attraverso un decreto legge da sottoporre al Consiglio dei ministri in tempi brevi, forse già oggi. Al momento, però, non risulta ancora una decisione definitiva sullo strumento da adottare.
Gli uffici legislativi stanno esaminando le possibili modifiche, comprese alcune disposizioni già contenute nel disegno di legge sulla sicurezza all’esame del Senato. Tra le ipotesi figurano anche nuove misure relative ai blocchi stradali.
Fermo preventivo per i minori
Uno dei punti al centro della discussione riguarda gli strumenti di prevenzione nei confronti dei minorenni coinvolti negli episodi di violenza. La Lega sostiene l’estensione ai minori del fermo preventivo, misura già introdotta a febbraio dopo gli scontri durante il corteo per Askatasuna. Le opposizioni ne hanno contestato l’efficacia. Nel disegno di legge in discussione al Senato sono inoltre previste altre disposizioni, tra cui la procedibilità d’ufficio per le lesioni a pubblico ufficiale e pene fino a cinque anni di reclusione, accompagnate da multe fino a 15mila euro, per i danneggiamenti commessi in gruppo.
Tra le ulteriori proposte richiamate dal Vicepremier Matteo Salvini compaiono il divieto di aggregazione per i responsabili di violenze collettive, l’introduzione del reato di danneggiamento di gruppo e la possibilità di ricorrere all’arresto differito.
Gli scontri a Milano
Il confronto a Palazzo Chigi ha preso in esame anche quanto accaduto a Milano, dove le violenze hanno causato il ferimento di 14 appartenenti alle forze di polizia e portato a 32 arresti. La Procura del capoluogo lombardo ha chiesto la custodia in carcere per cinque maggiorenni arrestati sabato e per sei persone fermate il giorno successivo.
Salvini ha criticato il numero delle convalide degli arresti rispetto ai fermi effettuati. Secondo i dati da lui richiamati, a fronte di oltre 200 fermi sarebbero arrivate notizie di circa dieci convalide. Il leader della Lega ha sostenuto che durante gli incidenti «qualcuno cercava il morto» e ha sollecitato un’accelerazione sull’intervento legislativo contro i cosiddetti maranza. Per il leader di via Bellerio gli episodi non possono essere ricondotti al disagio sociale, ma devono essere affrontati come comportamenti criminali.
Milano, altri 500 militari per rafforzare i controlli
Il Governo punta a potenziare l’operazione ‘Strade sicure’ a Milano con l’invio immediato di altri 500 militari, che si aggiungeranno al personale già impegnato nel presidio del territorio a supporto delle forze dell’ordine. La misura, secondo quanto riferiscono fonti dell’esecutivo, dovrebbe confluire nel decreto legge sull’ordine pubblico atteso oggi in Consiglio dei ministri. Tra le ipotesi allo studio figura anche il riconoscimento ai militari delle funzioni di polizia giudiziaria. Sugli aspetti del provvedimento relativi alla Difesa sono al lavoro il Ministro Guido Crosetto e il Sottosegretario Matteo Perego, candidato di Forza Italia a sindaco del capoluogo lombardo. La decisione ha già ricevuto il sostegno del Vicepremier Matteo Salvini, che sui social ha rivendicato l’iniziativa: «Dalle parole ai fatti! 500 militari in più per difendere Milano. Vittoria Lega».
Stretta sulla cittadinanza
Un altro fronte dell’iniziativa parlamentare riguarda le regole per ottenere la cittadinanza italiana. La Lega ha presentato alla Camera un emendamento alla proposta di legge sulla cittadinanza, la cui discussione generale è iniziata a Montecitorio. Il provvedimento è stato definito dai promotori un pacchetto «anti-saccheggio». Il primo firmatario Igor Iezzi ha spiegato che la modifica impedirebbe allo straniero nato in Italia, condannato per reati contro le forze di polizia oppure per devastazione e saccheggio, di acquisire la cittadinanza italiana al compimento dei 18 anni.
La proposta legislativa punta inoltre a introdurre nuove cause che ostacolano l’acquisizione della cittadinanza e ulteriori ipotesi di revoca. Sul tema è intervenuto anche il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara secondo il quale la stretta sulla cittadinanza e il fermo preventivo per i minorenni rappresentano una risposta agli episodi di violenza.
Il vertice di Palazzo Chigi
La riunione presieduta da Meloni è durata oltre un’ora e mezza. Hanno partecipato i Vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini (quest’ultimo in videocollegamento) i Sottosegretari alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, i Ministri Matteo Piantedosi, Guido Crosetto e Francesco Lollobrigida, oltre ai vertici delle forze dell’ordine e dell’Intelligence. Durante l’incontro è stata esaminata la natura degli scontri verificatisi in diverse città. Dall’analisi è emerso un quadro caratterizzato da elementi nuovi rispetto al passato e da cause differenti, sulle quali sono ancora necessari approfondimenti.
Le forze di polizia hanno avanzato ulteriori proposte per potenziare la prevenzione e il contrasto delle violenze. Gli uffici competenti ne stanno valutando la possibile traduzione in norme. Il Governo ha ribadito la necessità di tutelare la libertà di espressione e il diritto di partecipare a manifestazioni pacifiche, distinguendoli dalle condotte criminali.
L’ipotesi del decreto legge
Il ricorso a un decreto legge resta una delle opzioni considerate dall’esecutivo per accelerare l’introduzione delle nuove misure. Qualora il governo scegliesse questa strada, sarebbe avviata, secondo la prassi, un’interlocuzione con il Quirinale. Un confronto ritenuto rilevante soprattutto per le eventuali disposizioni sui minorenni. Nel Centrodestra è stata inoltre richiamata l’ipotesi di un intervento normativo sul modello del decreto Caivano. Forza Italia ha proposto di convocare un Consiglio dei ministri a Milano, come segnale di vicinanza ai cittadini e agli esercenti danneggiati dagli scontri. La proposta resta al momento un’ipotesi da valutare.
«Difendere cittadini e sicurezza viene prima»
Giorgia Meloni ha indicato come priorità il contrasto a chi utilizza manifestazioni legittime per compiere violenze e provocare disordini. La linea emersa dal vertice è quella di una «risposta ferma» da parte dello Stato, senza mettere in discussione il diritto a manifestare pacificamente. Il Premier aveva già chiarito la propria posizione con un messaggio sui social, nel quale aveva affermato che «difendere i cittadini, chi vive onestamente e chi garantisce la sicurezza di tutti viene prima di ogni indulgenza verso i violenti».





