Per anni il dibattito sull’intelligenza artificiale si è concentrato sulla capacità delle macchine di imitare testi, immagini e stili artistici. Oggi però emerge una questione ancora più delicata: cosa accade quando un sistema non si limita a riprodurre uno stile, ma arriva persino a usare il nome e la firma di un autore reale?
È il caso che ha coinvolto numerosi vignettisti legati al celebre settimanale americano ‘The New Yorker’, aprendo un nuovo capitolo nella discussione sui diritti degli artisti nell’era dell’IA generativa. La vicenda è esplosa dopo la diffusione virale di una vignetta creata artificialmente che ritraeva Dolly Parton e Tim Curry alle porte del Paradiso. L’immagine, condivisa migliaia di volte sui social network, riportava la firma di Brendan Loper, autore realmente pubblicato dal prestigioso magazine statunitense. Il problema era che Loper non aveva mai realizzato quel disegno.
Numerosi utenti hanno documentato immagini generate dall’intelligenza artificiale contenenti le firme di altri celebri collaboratori della rivista. Per molti illustratori il problema supera la semplice questione del copyright. “Una firma non rappresenta soltanto un nome scritto in calce a un disegno: è un certificato di autenticità, il simbolo di una reputazione costruita in anni di lavoro.” Vedere il proprio marchio associato a contenuti generati automaticamente viene percepito da molti come una forma di impersonificazione, quasi qualcuno stesse parlando pubblicamente a loro nome.
Le normative sul diritto d’autore faticano a tenere il passo con l’evoluzione delle tecnologie generative. Dimostrare la copia di uno stile artistico è spesso complesso, perché la legge protegge le opere specifiche più che le caratteristiche generali di un linguaggio creativo. La riproduzione di nomi e firme potrebbe invece aprire percorsi legali differenti, legati all’identità personale e alla tutela dell’immagine professionale.
Molti vignettisti sostengono che il vero rischio sia la progressiva sostituzione del lavoro umano con contenuti prodotti da algoritmi. Alcune testate giornalistiche hanno già iniziato a pubblicare illustrazioni generate artificialmente. La questione, dunque, riguarda il valore attribuito alla creatività umana e il diritto di ogni autore a essere riconosciuto per ciò che realizza.





