La Svezia entra in una nuova fase di incertezza politica. Nonostante la vittoria di misura del centrosinistra alle elezioni di settembre, la leader socialdemocratica Magdalena Andersson ha annunciato di non essere riuscita a raccogliere i consensi necessari per dar vita a un nuovo esecutivo.
La situazione conferma quanto il panorama parlamentare uscito dalle urne sia frammentato e difficile da governare. Il blocco progressista aveva conquistato 176 seggi, superando di appena tre parlamentari l’alleanza di centrodestra ferma a 173. Un risultato considerato significativo anche perché ottenuto in un contesto europeo caratterizzato dalla crescita delle forze della destra radicale.
In Svezia, infatti, i Democratici Svedesi, formazione nota per le sue posizioni anti-immigrazione, hanno registrato un calo di consensi. La maggioranza numerica, tuttavia, non si è tradotta automaticamente nella possibilità di governare. Andersson ha infatti perso l’appoggio del Partito della Sinistra, alleato indispensabile per raggiungere una maggioranza stabile. La rottura è emersa dopo la scelta del partito di sostenere un candidato del centrodestra alla presidenza del Parlamento, segnale che ha reso impraticabile il progetto di un nuovo governo guidato dai socialdemocratici.
Il ruolo del presidente del Parlamento
Ora la parola passa al presidente del Parlamento Andreas Norlen, che consulterà nuovamente i leader dei partiti per individuare un altro possibile candidato premier. Tra le ipotesi più accreditate figura l’attuale primo ministro Ulf Kristersson, leader dei Moderati. Lo scenario resta però estremamente incerto. Se nessuno dei candidati proposti dovesse ottenere la fiducia parlamentare, la legislazione svedese prevede la convocazione di nuove elezioni.
A complicare ulteriormente il quadro sono inoltre alcune indagini su presunte irregolarità elettorali in diverse aree del Paese, vicende che potrebbero influire sulla distribuzione dei seggi. Per il momento, la Svezia si trova così sospesa tra negoziati, veti incrociati e il rischio concreto di un prolungato stallo istituzionale.





