Mentre il Vice presidente degli Stati Uniti Vance dopo aver criticato qualche settimana fa Papa Leone XIV per alcune sedicenti ‘incompetenze’ in fatto teologico ha in parte corretto in seguito quelle dichiarazioni, Il presidente Trump continua le sue punzecchiature al Santo Padre giudicandolo inadatto a capire la geopolitica mondiale in particolare l’intervento in Iran.
Ha aggiunto peraltro che l’atteggiamento del Pontefice pregiudicherebbe la sicurezza dei cattolici minacciati dall’Iran legittimandone la detenzione dell’arma nucleare .
In realtà queste esternazioni indicano oltre la confusione che la dirigenza USA esprime sui poteri del Papa scambiandolo per un esclusivo capo di stato estero e non rispettandolo come Capo religioso anche un reale corto circuito fra linguaggi decisamente diversi nel tentativo di un dialogo mai realmente iniziato fra l’attuale Governo degli USA e la Santa Sede.
Peraltro redarguire il Pontefice come inesperto di modi e metodi nell’esercizio del suo ministero petrino e teologico se non fosse quasi un oltraggio scadrebbe nel ridicolo mostrando la caduta di dignità di chi critica il Santo Padre.
Ma il problema come dicono gli eruditi è a monte .Da decenni il linguaggio delle armi e la fascinazione dell’uso che ne fanno alcune grandi potenze esprime spesso i rigurgiti degli ipersovranismi protagonisti delle centinai di guerre dirette o per procura in atto sul pianeta, per lo più di aggressione, vietate da tutte le Carte internazionali e condannate dal diritto internazionale e dalla morale.
Dicevamo della diversità fra linguaggi nel confronto fra i quali emergono incomprensioni, fraintendimenti spesso
coloriti da giudizi temerari che non hanno logici fondamenti. E’ il caso di certo linguaggio della politica spinta talvolta alle esagerazioni nell’esercizio del potere specialmente di quello militare che contrasta la genuina comunicazione degli interpreti più autentici della pace e della difesa dei diritti umani. Come quella del Papa che talvolta viene anche manipolata come strumento per giustificare azioni belliche il più delle volte aggressive.
Si è citato in questi giorni il concetto di ‘guerra giusta’ di memoria agostiniana quando in tempi odierni viene considerato fortemente controverso e pericoloso proprio in riferimento a quei conflitti che non risparmiano nessuno a guerre iniziate: oltre ai militari soprattutto i civili e in particolare i bambini e le famiglie inermi, le strutture sanitarie energetiche e culturali . E’ lo spregiudicato linguaggio delle armi che se non finalizzate alla legittima autodifesa dello Stato diventano strumenti di crimini di guerra dissimulando spesso la falsa motivazione di rispondere ad una presunta aggressione da parte di un altro Stato.
Il linguaggio del potere militare aggressivo è lontano anni luce da quello del Vangelo dove domina il grido della pace e della fratellanza umana.
La storia dell’umanità e dei popoli è fatta anche di conflitti armati spesso prevaricatori e umilianti soprattutto verso i più poveri e chi soffre. L’accumulo consuetudinario di guerre in tanti secoli se genera oggi per lo più la consapevolezza da parte delle superpotenze di essere caute nell’utilizzo di armi atomiche capaci di annientare il pianeta motiva le stesse a ordire conflitti locali per ragioni di speculazione, competizione economica e geopolitica dimenticando le reali sofferenze dell’umanità intera che alla fine risente di tali azioni belliche.
“Il mondo è devastato da una manciata di tiranni, eppure è tenuto insieme da una moltitudine di fratelli e sorelle solidali” ha detto di recente Papa Leone XIV ammonendo la prospettiva dei “ guai a coloro che manipolano la religione e il nome stesso di Dio per i propri interessi militari , economici e politici trascinando ciò che è sacro nell’oscurità e nella sporcizia “.
In un pianeta sconvolto da un traumatico cambiamento sociale economico e multilaterale è urgente la mutazione da una cultura di guerra ad una fatta di incontri soprattutto culturali e sociali.
L’ultima critica di Trump a Papa Leone è sulla presunta mancata condanna del Pontefice sull’armamento nucleare dell’Iran. Leone XIV non ha tardato a rispondere al presidente degli USA ricordando che la Chiesa ha da sempre condannato ogni arma nucleare sul pianeta impegnandosi ovunque per la pace e la fratellanza fra i popoli. Ne sono testimoni in materia la dottrina sociale della Chiesa e gli innumerevoli documenti del Concilio Vaticano II.
Il corto circuito fra il linguaggio di una certa politica “imperiale” gettato addosso e quello più sommesso del Papa vale a dire del Vangelo che in realtà riverbera con tonalità maggiori e più estese può essere superato solo con la volontà di generare effettive scelte per la fine delle guerre e la tutela dei diritti umani sul pianeta.
Il “Rinnovato comune impegno per coltivare buone relazioni bilaterali fra la Santa Sede e gli USA – in questo caso- lavorando instancabilmente in favore della pace” come hanno ribadito Leone XIV e il Segretario di Stato americano Rubio in questi giorni fa di nuovo sperare.






