Il parlamento bulgaro ha confermato Rumen Radev come primo ministro, sancendo una svolta politica che rafforza l’orientamento filo‑russo del Paese in un momento di tensione crescente tra Mosca e l’Unione Europea. La votazione, avvenuta dopo giorni di trattative serrate, ha visto una maggioranza compatta sostenere la candidatura di Radev, già presidente e figura di riferimento per l’ala più conservatrice e nazionalista dell’assemblea. La sua nomina segna la fine di un lungo stallo istituzionale e apre una nuova fase di governo che promette di ridefinire i rapporti della Bulgaria con Bruxelles e con i partner occidentali.
Radev, ex generale dell’aeronautica e noto per le sue posizioni critiche verso le sanzioni contro la Russia, ha dichiarato di voler “preservare la sovranità energetica e politica del Paese”, puntando su una diplomazia più autonoma. Il suo programma prevede il rilancio dell’industria nazionale, la revisione delle politiche di difesa e un dialogo diretto con Mosca sul gas e sulla cooperazione tecnologica. Tuttavia, l’opposizione ha espresso forte preoccupazione, accusando il nuovo premier di voler allontanare Sofia dalle priorità europee e di indebolire l’impegno comune sulla sicurezza regionale.
La conferma di Radev arriva in un contesto di crescente polarizzazione interna: da un lato, una parte della popolazione vede nella sua leadership un ritorno alla stabilità; dall’altro, i movimenti pro‑europei temono un isolamento politico e una riduzione dei fondi comunitari. Bruxelles ha reagito con cautela, ribadendo la volontà di mantenere un dialogo aperto ma vigilando sulle scelte strategiche del nuovo governo. Con questa nomina, la Bulgaria si trova di fronte a un bivio: consolidare la propria autonomia o rischiare di incrinare i legami con l’Europa. La direzione che prenderà dipenderà dalla capacità di Radev di bilanciare pragmatismo e ideologia in un contesto internazionale sempre più instabile.






