La disoccupazione giovanile nel Regno Unito è tornata a crescere, alimentando preoccupazioni sullo stato dell’economia e sulle prospettive delle nuove generazioni. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Ufficio nazionale di statistica, il tasso di disoccupazione tra i 16 e i 24 anni ha registrato un aumento significativo negli ultimi mesi, invertendo la tendenza positiva che aveva caratterizzato la fase immediatamente successiva alla pandemia. Il fenomeno colpisce soprattutto i giovani con contratti precari, i neolaureati e coloro che cercano di entrare per la prima volta nel mercato del lavoro, spesso trovandosi di fronte a un’offerta limitata e a una competizione crescente. Gli analisti attribuiscono l’aumento a una combinazione di fattori: il rallentamento economico, l’inflazione persistente che pesa sui costi delle imprese, e la riduzione degli investimenti in alcuni settori chiave come il retail, l’ospitalità e i servizi creativi, tradizionalmente importanti per l’occupazione giovanile. Anche la transizione verso un’economia più digitale e automatizzata sta contribuendo a ridefinire le competenze richieste, lasciando indietro chi non ha accesso a percorsi formativi adeguati. Le aziende mostrano maggiore cautela nelle assunzioni, preferendo contratti a breve termine o rinviando nuove aperture di posizioni. Il governo britannico ha riconosciuto la gravità della situazione, annunciando che verranno rafforzati i programmi di formazione e apprendistato, ma le associazioni giovanili e i sindacati ritengono che le misure attuali siano insufficienti. Molti giovani lamentano la difficoltà di trovare opportunità stabili e ben retribuite, mentre cresce il numero di coloro che accettano lavori al di sotto del proprio livello di qualificazione pur di entrare nel mercato. Alcuni esperti avvertono che, senza interventi strutturali, il Paese rischia di perdere una generazione di talenti, con conseguenze a lungo termine sulla produttività e sulla coesione sociale.



