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Confindustria: Italia al rallentatore, famiglie prudenti e industria a singhiozzo

Consumi frenati dal risparmio record, produzione instabile e export debole. Tengono solo gli investimenti
martedì, 27 Gennaio 2026
3 minuti di lettura

Economia quasi ferma e consumi frenati dal risparmio precauzionale a causa di un quadro internazionale incerto. E dunque non sono proprio ‘allettanti’ e ‘positivi’ i dati forniti ieri dal Centro Studi Confindustria nella Congiuntura flash di gennaio. Ma entriamo nello specifico dei numeri prendendo a esame il terzo trimestre 2025. Ebbene, in questo lasso di tempo il reddito totale delle famiglie è cresciuto dell’1,8%, ma la propensione al risparmio è salita al livello record dell’11,4%, dal 9,9%, il che ha limitato l’aumento dei consumi a un modesto +0,1%. A novembre le vendite al dettaglio sono aumentate dello 0,6% in volume e a dicembre sono cresciuti anche gli acquisti di auto, mentre l’occupazione resta su un trend di espansione nonostante una lieve flessione mensile.

Rimane volatile il tema legato all’industria: il documento difatti segnala che a novembre la produzione è cresciuta dell’1,5% dopo il calo di ottobre, ma a dicembre il Pmi manifatturiero è tornato in area recessiva a 47,9, dal 50,6 di novembre. Anche la fiducia delle imprese industriali ha seguito un andamento irregolare negli ultimi mesi dell’anno.

Export debole

Male, tutto sommato, anche l’export che resta debole: a novembre la crescita è stata solo dello 0,2% a prezzi costanti, dopo il -3,1% di ottobre. Tra le principali destinazioni, restano fiacchi Germania e Francia, crollano Regno Unito e Turchia, virano in negativo anche gli Stati Uniti. Tengono invece alcuni mercati europei, come Spagna, Belgio e Austria, e asiatici, come India e Giappone. Le prospettive a fine anno sono giudicate negative a causa delle tensioni geopolitiche e dell’incertezza che frenano le filiere internazionali. “L’unica spinta per il Pil”, secondo Confindustria, arrivano dagli investimenti: gli indicatori mostrano una fase positiva nel quarto trimestre per impianti, macchinari e costruzioni: il valore dei contratti di leasing è aumentato del 15,2% per i beni strumentali e del 15,7% per le costruzioni. Anche il credito bancario cresce, pur con il costo per le imprese fermo al 3,52%. A dicembre, va però sottolineato, si è ridotta la fiducia delle imprese nei settori dei beni strumentali e delle costruzioni.

Mercati finanziari

Nel focus dedicato ai mercati finanziari Confindustria evidenzia che “le tensioni gonfiano l’oro, non fermano la Borsa”. In ‘soldoni’ Il prezzo dell’oro ha superato i 4.000 dollari l’oncia nei mesi finali del 2025 e ha toccato un picco di 4.700 dollari a gennaio 2026, livelli mai raggiunti in precedenza. In passato, nei momenti di crisi, l’oro aveva già mostrato forti rialzi: nel 2020 aveva sfiorato i 2.000 dollari e nel 2022-2023 era tornato poco sopra tali valori. A differenza degli shock precedenti, però, l’attuale aumento dell’oro non è accompagnato da un picco dell’indice VIX, che misura la volatilità dei mercati azionari: oggi l’oro è ai massimi, mentre il VIX non mostra nuovi record. Il report spiega questa dinamica con una crescente “sfiducia verso gli Stati Uniti”, legata alle politiche commerciali, ai dubbi sulla sostenibilità del debito pubblico (salito al 120% del Pil nel 2025), alle tensioni geopolitiche e alle pressioni sulla Federal Reserve.

La “fuga dagli asset Usa” ha indebolito il dollaro sull’euro e favorito l’acquisto di oro, mentre le Borse europee continuano a crescere più di quelle americane. Nel 2025 Wall Street è salita del 14%, contro il +20% della Germania e il +28,4% dell’Italia. A gennaio 2026 il trend prosegue: +0,9% l’S&P 500, contro +3,3% di Milano e +3,7% di Francoforte.

Tra petrolio e banche

Il report di Confindustria evidenzia come il prezzo del petrolio abbia interrotto la fase di discesa, attestandosi in media a 65 dollari al barile a gennaio, con un picco di 69, dopo i 63 di dicembre. L’inversione di tendenza è legata all’attacco degli Stati Uniti in Venezuela, Paese che pesa per meno dell’1% della produzione mondiale, ma possiede le maggiori riserve di greggio. Anche il gas naturale non scende più, salendo a 33 euro/MWh da 28, su livelli più che doppi rispetto al 2019. Sul fronte finanziarioa gennaio i rendimenti dei Btp calano leggermente e scendono sotto quelli dei titoli francesi: 3,45% in Italia contro 3,47% in Francia, pur restando sopra quelli spagnoli al 3,21%. Prosegue invece la lenta risalita del Bund tedesco al 2,97%, con conseguente restringimento degli spread.

La Bce e la Fed sono entrambe in una fase di pausa. L’inflazione è moderata, al +1,9% nell’Eurozona e all’1,2% in Italia, con i tassi Bce attesi fermi al 2%. Negli Stati Uniti, dopo tre tagli dei tassi nel 2025, i mercati si aspettano una sospensione delle riduzioni e uno slittamento dei prossimi interventi tra giugno e dicembre 2026. In questo contesto il dollaro resta molto svalutato sull’euro: 1,17 a gennaio, con una perdita del 13% su base annua. Una dinamica che, sottolinea Confindustria, “compromette l’export” italiano.

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