Non sono arrivate buone notizie dalla ‘Nota sull’andamento dell’economia italiana’ diffusa ieri dall’Istat secondo cui, difatti, l’economia dell’Italia ha rallentato e perso slancio. In pratica, i dati comunicati dall’Istituto di statistica hanno descritto un quadro di crescita debole rispetto all’area euro, con segnali di affaticamento già evidenti a ottobre, dopo la parentesi comunque positiva di settembre. Per far capire la situazione, meglio entrare nello specifico con i freddi numeri.
E dunque il terzo trimestre del 2025 si è chiuso con un incremento congiunturale del Pil pari a +0,1%, una variazione che ha confermato l’uscita dalla fase di stagnazione, ma che resta insufficiente per imprimere una svolta al ciclo economico nazionale. Il confronto europeo è diretto e alquanto impietoso: nello stesso periodo l’area euro ha registrato un aumento del Pil dello 0,3%, triplo rispetto a quello italiano. Un divario che ha segnalato una difficoltà strutturale nel trasformare i segnali di ripresa in un percorso di crescita più continuo. La distanza non ha riguardato solo il prodotto interno lordo, ma ha coinvolto l’insieme dei principali indicatori congiunturali.
E poi ancora, a ottobre la produzione industriale in Italia è diminuita dell’1,0% rispetto al mese precedente, dopo il recupero di settembre (+2,7%). Il calo ha interessato quasi tutti i comparti, ad eccezione dell’energia, e ha riportato l’attenzione su una dinamica fragile, esposta a rapide inversioni di tendenza. Nel trimestre agosto-ottobre la variazione complessiva è restata negativa (-0,9%), un segnale che pesa sulla capacità di tenuta del sistema manifatturiero.
Costruzioni in arretramento
Anche il settore delle costruzioni ha mostrato un arretramento scorrendo sempre i numeri dell’Istat: a ottobre la produzione è scesa dello 0,1%, dopo l’aumento dell’1,3% di settembre. Il quadro di breve periodo ha ricalcato in pratica quello dell’industria, con una perdita di vigore che ha interrotto la fase di espansione osservata nei mesi precedenti.
Su base trimestrale la variazione è risultata pari a -0,8%, indicando una dinamica ancora incerta. Il rallentamento non ha risparmiato i servizi. L’indice dei volumi del fatturato ha segnato una flessione dello 0,6% a ottobre, dopo il +1,6% di settembre. Alcuni comparti, come l’informazione e comunicazione e le attività immobiliari, hanno mantenuto una variazione positiva, ma il quadro complessivo resta improntato alla cautela.
Sul fronte degli scambi con l’estero, tra agosto e ottobre la dinamica è stata modesta. Le esportazioni sono cresciute in media dello 0,2%, le importazioni dello 0,3%. Nei primi dieci mesi dell’anno l’export ha segnato un incremento tendenziale del 3,4% e l’import del 3,7%, valori che hanno indicato una tenuta dei flussi commerciali, ma senza accelerazioni significative. I volumi hanno mostrato una crescita contenuta per le vendite all’estero (+0,6%) e più vivace per gli acquisti (+1,9%), a conferma di una domanda interna che fatica a tradursi in un rafforzamento dell’offerta nazionale.
Mercato del lavoro
Il mercato del lavoro ha invece presentato segnali di certo contrastanti. A novembre l’occupazione è diminuita rispetto a ottobre, coinvolgendo soprattutto la componente femminile e quasi tutte le classi di età. Ma, su base trimestrale, tra settembre e novembre, si è registrato un aumento dello 0,3%, pari a 66mila occupati in più. Il tasso di disoccupazione è sceso al 5,7%, contro il 6,3% dell’area euro, ma è restato comunque elevato il tasso di inattività, uno dei più alti dell’Unione.
Sul fronte dei prezzi l’inflazione in Italia ha continuato a muoversi su livelli inferiori alla media europea. A dicembre l’indice armonizzato dei prezzi al consumo ha segnato un aumento tendenziale dell’1,2%, contro il 2,0% dell’area euro. In media, nel 2025, l’inflazione è stata pari all’1,7% in Italia e al 2,1% nell’Eurozona. Un differenziale che ha tutelato il potere d’acquisto, ma che ha riflettuto anche una domanda interna meno dinamica.
“Dati impietosi”
“I dati Istat sono impietosi: la crescita congiunturale trimestrale del Pil italiano è pari a 0,1%, una briciola che ci porta ad essere sempre più fanalino di coda dell’Unione europea, la cui media di crescita è ben più alta. Ma non è solo l’economia a preoccupare perché anche l’occupazione ha segni negativi coinvolgendo le sole donne e tutte le classi d’età, a eccezione delle 25-34enni. È difficile capire di quali record stia parlando Meloni e dell’eco del suo Governo che da troppo tempo nasconde la realtà dietro il mantra ‘va tutto bene’. È l’inerzia e l’incompetenza a essere ai massimi storici: questo è ciò che Meloni può vantare” le parole di Silvia Roggiani, Deputata del Partito democratico e componente della Commissione Bilancio.



