La presidenza cipriota del Consiglio dell’Unione Europea, che Nicosia assumerà a gennaio, sta generando crescente inquietudine tra NATO e istituzioni europee. A preoccupare non è solo il ruolo di Cipro come Paese formalmente neutrale, ma soprattutto il suo rapporto storicamente conflittuale con la Turchia, membro dell’Alleanza Atlantica e attore chiave nella sicurezza dell’Indo‑Pacifico e del Mediterraneo orientale. Secondo fonti diplomatiche citate da Politico, diversi alleati temono che la presidenza cipriota possa complicare i dossier più sensibili dell’agenda europea: dalla cooperazione UE‑NATO alla gestione delle crisi regionali, fino ai negoziati con Ankara su migrazione, difesa e commercio. Il timore è che Nicosia possa irrigidire le posizioni europee o rallentare i processi decisionali in un momento in cui la sicurezza continentale richiede rapidità e coesione. Le preoccupazioni sono condivise anche all’interno dell’Alleanza Atlantica. Come riportato da Türkiye Today, alcuni funzionari NATO temono che le tensioni irrisolte tra Cipro e Turchia — dalla questione dell’isola divisa alle dispute marittime nel Mediterraneo orientale — possano riflettersi sulla capacità dell’UE di coordinarsi efficacemente con l’Alleanza, proprio mentre la guerra in Ucraina e l’instabilità in Medio Oriente richiedono un fronte comune. Il presidente cipriota Nikos Christodoulides ha cercato di rassicurare gli alleati, presentando un piano di “de‑escalation strutturata” che prevede passi graduali verso una maggiore cooperazione con la NATO e un riavvio dei colloqui con Ankara. Ma la proposta, pur accolta con interesse, non ha dissipato del tutto i dubbi: molti temono che la presidenza possa trasformarsi in un terreno di scontro diplomatico, soprattutto se la Turchia dovesse percepire un irrigidimento europeo. Sul fronte interno, Nicosia insiste che la sua presidenza sarà “costruttiva e imparziale”, e che l’obiettivo è rafforzare la sicurezza europea, non indebolirla.



