Al vertice di Napoli le delegazioni delle 20 economie più ricche dovrebbero alzare l’asticella degli obiettivi i su ambiente, energia e, soprattutto, sul clima. Aumento della temperatura entro 1 grado e mezzo e neutralità carbonica nel 2050, rischiano di rimanere distanti dall’obiettivo finale. L’Europa preme per un accordo globale, ma Ungheria e Polonia giudicano troppi rapidi della decarbonizzazione.
La cornice è Palazzo Reale di Napoli dove il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, riceve i ministri ed esponenti dei governi del G20.
I primi due incontri bilaterali sono per Cingolani una inaugurazione dell’evento e due confronti positivi. Il primo con John Kerry inviato speciale per il clima del presidente Usa, il secondo con la ministra della Transizione ecologica della Francia, Barbara Pompili. Gli obiettivi con USA e Francia sono comuni. C’è l’impegno alla tutela di ecosistemi e biodiversità. Il vertice tra Kerry e Cingolani e con la Pompili, dimostra che il dialogo può portare a delle soluzioni attese, come il contenimento a 1,5 gradi centigradi dell’innalzamento delle temperatura. Si tratta di un obiettivo che vede adesioni ma anche contrarietà, come nel caso di Cina e India – che partecipano ai lavori del G20 di Napoli da remoto -. Le decisioni sul clima, quelle più spinose, saranno affrontate nella giornata di venerdì 23 luglio quando bisognerà firmare il documento finale. Sarà il momento per capire entro che limiti c’è l’accordo sui temi più divisivi come clima, energia e decarbonizzazione.
NEGOZIATO IN SALITA
A sollecitare una svolta sono stati i paesi del G7 nel recente incontro tenuto in Inghilterra, ma nel G20 paesi come Cina, Russia, India e Arabia Saudita, sono scettici sulle linee guida fissate da America, Inghilterra e parte dei Paesi Europei.
LA LINEA DELL’ITALIA
Il Ministro Cingolani ha ribadito la linea del premier Draghi, anche nei saluti introduttivi al summit, sottolineando che è impossibile “ignorare le evidenze scientifiche”, del cambiamento climatico. “Gli eventi estremi”, sottolinea Cingolani, “che abbiamo testimoniato negli ultimi mesi e anche giorni
provano che il nostro sistema sta soffrendo. Lo stesso vale per gli ecosistemi naturali e la biodiversità, dove i nostri sforzi non sono serviti finora a rallentare la deriva verso l’estinzione di massa di specie e la distruzione di ecosistemi”. Per l’Italia, inoltre, non è possibile tornare ad un modello di sviluppo pre-pandemico. Per il
Ministro serve una nuova visione che esige “economie robuste che, però, operino entro ai limiti imposti da limiti planetari e il contesto sociale, e assicurino che l’interesse per il Pianeta sia al cuore dello sviluppo umano”.
Cingolani si sofferma anche sul piano nazionale di ripresa e resilienza e la possibilità di “riallineare”, lo sviluppo economico agli obiettivi fissati dall’agenda 2030 e l’Accordo di Parigi.
SPERANZA SUI GIOVANI
“Lo strumento alla base del piano nazionale di ripresa e resilienza è Next Generation Eu. È guardando alle prossime generazioni che dobbiamo pianificare la nostra ripresa”, insiste Cingolani, “E, in effetti, i giovani sono la nostra principale fonte di speranza mondiale che riusciremo ad avanzare lungo i processi di transizione ecologica. Soprattutto, il nostro Piano mira a riallineare lo sviluppo e l’attività economica con i requisiti dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e dei suoi Obiettivi di sviluppo sostenibile, e con gli impegni previsti dall’Accordo di Parigi e dai relativi accordi internazionali”.