L’Alternative für Deutschland prova a ripensare il proprio rapporto con l’Europa. Nato nel 2013 come movimento contrario ai salvataggi dei Paesi indebitati dell’Eurozona e apertamente critico verso la moneta unica, il partito tedesco sta progressivamente spostando l’attenzione dall’idea di abbandonare l’Unione europea a quella di trasformarla dall’interno.
La svolta politica
Una svolta che arriva mentre l’AfD vede crescere il proprio peso politico e considera sempre meno remota la possibilità di partecipare, in futuro, al governo federale. Il nuovo orientamento emerge da un documento strategico presentato dalla co-leader Alice Weidel insieme agli alleati europei dell’area sovranista. L’obiettivo sarebbe costruire “Europa delle patrie”, riducendo l’integrazione politica e restituendo maggiori competenze agli Stati. Tra le ipotesi figurano meccanismi che permettano ai singoli Paesi di sottrarsi ad alcune politiche comuni, per esempio in materia di immigrazione o difesa, accompagnati da un’applicazione più rigida delle regole di bilancio.
Il confronto europeo
Rispetto alle posizioni originarie, però, il cambiamento è evidente: l’uscita della Germania dall’euro e dall’Ue non rappresenta più il fulcro della strategia. Una parte delle nuove generazioni del partito considera infatti irrealistica una rottura con la moneta unica, soprattutto per un’economia fortemente esportatrice e profondamente integrata nel mercato europeo. L’AfD sembra così avvicinarsi al percorso già intrapreso da altre formazioni della destra europea. Il Rassemblement National francese ha progressivamente abbandonato l’idea di lasciare l’euro, mentre in Italia Fratelli d’Italia, una volta arrivato al governo, ha attenuato il tradizionale euroscetticismo. Anche la destra austriaca ha ridimensionato molte delle precedenti posizioni anti-Ue. La trasformazione, tuttavia, non è ancora completa. All’interno dell’AfD il tema dell’euro continua a dividere, come dimostrano le difficoltà incontrate dalle componenti più giovani nel far approvare una linea esplicitamente favorevole all’idea europea. La direzione appare comunque sempre più chiara: non demolire l’Unione, ma tentare di cambiarne profondamente regole ed equilibri dall’interno.





