I gas serra nell’atmosfera hanno raggiunto nel 2025 nuovi livelli record, alimentando il riscaldamento globale e aumentando i rischi legati agli eventi meteorologici estremi. È l’allarme lanciato dalla World Meteorological Organization, secondo cui la concentrazione media globale di anidride carbonica ha toccato 426,8 parti per milione, il 53% in più rispetto ai livelli preindustriali del 1750.
In un solo anno la CO2 è cresciuta di 2,8 ppm, un incremento leggermente superiore alla media dell’ultimo decennio. Il primato non riguarda soltanto l’anidride carbonica. Anche metano e protossido di azoto hanno raggiunto valori senza precedenti: rispettivamente 1.948 e 339,1 parti per miliardo, pari al 167% e al 26% in più rispetto all’epoca preindustriale.
Il rapporto misura la quantità di gas che si accumula nell’atmosfera, non le nuove emissioni prodotte nell’arco dell’anno. Circa metà della CO2 emessa annualmente resta nell’aria, mentre la restante parte viene assorbita dagli ecosistemi terrestri e dagli oceani. A preoccupare gli scienziati è soprattutto la capacità di questi gas di trattenere calore per periodi molto lunghi. Gli ultimi undici anni sono stati i più caldi mai registrati e, avverte la WMO, la CO2 continuerà a influenzare il clima per decenni e persino secoli.
Ogni ulteriore parte per milione, ha spiegato la vicesegretaria generale Ko Barrett, contribuisce ad accumulare altra energia nell’atmosfera e negli oceani, favorendo “l’intensificazione di ondate di calore, cicloni tropicali e precipitazioni estreme”.
Il quadro potrebbe aggravarsi ulteriormente nel 2026. Lo sviluppo di un potente El Niño, insieme alla continua combustione di fonti fossili, potrebbe infatti ridurre la capacità degli ecosistemi terrestri di assorbire carbonio e spingere ancora verso l’alto le concentrazioni. I dati saranno al centro della COP31, in programma ad Antalya, in Turchia, dal 9 al 20 novembre, dove i governi torneranno a confrontarsi sulle misure necessarie per trasformare gli impegni climatici in azioni concrete.





